L’affresco dimenticato portato alla luce da Sgarbi

Il critico d’arte ha pubblicato un video sul web: «Scuola senese, è di gran pregio» L’opera si trova in un’abitazione, il proprietario viveva solo in quella stanza

Si tratta di un tesoro antico, nascosto tra quattro mura; un affresco di cui in molti avevano notizia ma al quale non era mai stato dato risalto. A Scarlino gli abitanti in effetti lo hanno sempre saputo: in un’ abitazione privata del centro storico è conservato un meraviglioso affresco quattrocentesco che raffigura Maria, gli armigeri e le donne dolenti sotto a quella che doveva essere una crocifissione. Ma a farlo riaffiorare dai ricordi e a portarlo di fronte all’immenso pubblico del web ci ha pensato giovedì sera Vittorio Sgarbi. È infatti sulla pagina Facebook dello storico dell’arte che è stato pubblicato un lungo video in cui viene illustrata l’opera e ne viene brevemente raccontata la storia.
L’affresco scarlinese ha in effetti vissuto molte vite prima di finire nelle mani degli attuali proprietari: da opera devozionale di un’oratorio del XIII secolo, è passato nel ’600 alla confraternita di Santa Croce ed è divenuto poi di proprietà privata nell’800, quando l’edificio è stato smembrato e diviso in abitazioni. Ed è proprio in quella casa con l’affresco alla parete che ha vissuto, fino alla morte e in una sorta di ascetismo, Luigi Novelli.
«Luigi faceva il centralinista per il Comune - racconta il bibliotecario Marco Bizzarri - aveva dei problemi psicologici e per sua scelta viveva nella stanza dell’affresco con soltanto un letto e un armadio. A suo modo, era affezionatissimo all’opera».

«La persona a guardia di questo monumento assoluto lo teneva solo per sé con una consapevolezza intuitiva - ha commentato Sgarbi nel video - È una vicenda che appartiene alla dimensione dell’uomo e ai paradossi dell’esistenza per cui un monumento dell’arte senese del primo ’400 rimane dominio di una sola vita dalla mente oscurata».
Un legame veramente particolare quello dell’uomo con l’affresco, tanto che in paese l’opera è nota come “affresco di casa Novelli”. Alla morte dell’anziano l’appartamento, che ovviamente sottostà a vincoli architettonici e artistici, è stato messo in vendita ed acquistato dagli attuali proprietari: «adesso entriamo nella fase dello studio e della ricerca - dice Sgarbi - si tratterà di studiarlo e di pulirlo. L’estensione dell’opera doveva essere il doppio di quella che si vede oggi ma si tratta di una tecnica sopraffina per la sua conservazione perché, nonostante l’apparenza, l’adesione della pittura è perfetta e non ci sono segni di umidità sulla parete o di sollevamenti del colore». Adesso si tratta di attribuire l’opera: «nessun dubbio, qui siamo nel territorio inevitabile dell’area senese - ha commentato sicuro Sgarbi - l’opera indica che siamo già nel ’400 e siamo al tempo di Sassetta e Giovanni di Paolo. L’ipotesi che è stata fatta è quella del fratello del Vecchietta - Giovanni di Pietro - ma non sarà difficile arrivare ad una attribuzione». «Siamo davanti ad un monumento importante - ha concluso Vittorio Sgarbi - e dobbiamo essere orgogliosi di aver restituito quest’opera alla universale conoscenza».