Il crocifisso può entrare nell’aula dell’assise

GROSSETO. Il crocifisso potrà entrare nell’aula consiliare del Comune di Grosseto e potrà essere appeso al muro. Lo ha deciso ieri sera, al termine della seduta, il consiglio comunale che a...

GROSSETO. Il crocifisso potrà entrare nell’aula consiliare del Comune di Grosseto e potrà essere appeso al muro. Lo ha deciso ieri sera, al termine della seduta, il consiglio comunale che a maggioranza ha approvato la mozione presentata da tutti i gruppi del centrodestra. I quattro consiglieri del Movimento 5 Stelle si sono astenuti in blocco, mentre in ordine sparso ha votato il centrosinistra.

Ai voti dei gruppi della maggioranza, infatti, si sono aggiunti anche quelli di due consiglieri del Partito democratico, il capogruppo Lorenzo Mascagni e il consigliere Ciro Cirillo, e il capogruppo di Passione per Grosseto Rinaldo Carlicchi. Hanno votato contro, invece, i consiglieri del Pd Marco Di Giacopo e Emanuele Bartalucci insieme al consigliere della Lista Mascagni Carlo De Martis. Astenute le due consigliere Catiusca Scoccati del Pd e Marilena Del Santo della lista Mascagni.

La mozione, illustrata in aula, dal consigliere di Fratelli d’Italia Bruno Ceccherini, parte dal presupposto della laicità dello stato italiano, ma sottolinea che la religione cristiana, così come i suoi simboli, «fa innegabilmente parte della storia e della tradizione italiana ed europea». E il crocifisso sintetizza valori e principi su cui si poggia la cultura europea e la stessa civiltà occidentale.

Un simbolo identitario da esporre nell’aula consiliare. Per la consigliera Daniela Lembo (M5s) la mozione non sarebbe stata di competenza del consiglio comunale, dal momento che la questione atterrebbe alle singole coscienze, dunque i pentastellati hanno deciso di astenersi. La capogruppo di Forza Italia, Elisabetta Ripani, ha sottolineato che «il crocifisso non è solo un simbolo religioso, ma anche identitario del patrimonio storico della nostra nazione e della civiltà europea». Articolato l’intervento di De Martis che cita il papa, i teologi Severino Dianich, intervenuto di recente a Grosseto, e Von Balthasar per motivare il suo voto contrario a una mozione che definisce sbagliata, non opportuna» e a un utilizzo strumentale del crocifisso piegato a simbolo di una «ossessione identitaria».

Paolo Serra (Lega Nord) precisa invece che l’integrazione è un’illusione e che se anche fosse possibile occorre che «chi viene in Italia rispetti le nostre tradizioni e le nostre leggi, alla faccia dell’ossessione laicista».

Anche il capogruppo del Pd, Mascagni, interviene per sottolineare che il crocifisso non può essere un simbolo da opporre a qualcuno e per ricordare che l’uomo che è stato crocifisso è finito in croce perché «predicava idee che il sinedrio riteneva pericolose» e tra queste idee c’era anche l’accoglienza dello straniero, e il fatto di considerare tutti quanti figli di Dio. Insomma stonerebbe, secondo Mascagni, appendere il crocifisso allo steso muro in cui si dovessero appendere delibere che dicessero «prima i grossetani, prima gli italiani» nell'accesso ai servizi del Comune. Insomma, sarebbe stato meglio non mettere ai voti il crocifisso, secondo Mascagni, che in ogni caso ha scelto di non votare contro.

Il dibattito si è concluso con l’intervento del consigliere di Fratelli d'Italia Gino Tornusciuolo che ha recitato la preghiera dell’alpino per dimostrare come la mozione, che vuole il crocifisso come simbolo identitario, non prescinda dai valori che quel simbolo esprime. La questione in questi giorni ha suscitato polemiche e diversi pareri contrari.

Per Christian Sensi (presidente Arci) «l’imposizione di un simbolo religioso, in un luogo pubblico, è frutto di un integralismo del tutto analogo a quello che si dice di voler combattere. Significa imporre un dio. Le menti povere che partoriscono certe idee non capiscono di fare il gioco del loro nemico». Giancarlo Sensalari, a nome del circolo Uaar di Grosseto. «Esprimiamo sconcerto per la strumentalizzazione di simboli e riferimenti religiosi a fini di propaganda politica. Questa prassi millanta un’omogeneità religiosa e culturale dei cittadini, ma in verità esprime l’identificazione dell’istituzione solo con una parte di essi e mina pertanto l’identità aperta e plurale sulla quale Grosseto è andata costruendosi negli ultimi decenni». Il deputato Luca Sani (Pd). «Una delle differenze tra occidente e mondo islamico è la laicità delle istituzioni. Ritengo sbagliato usare le aule della rappresentanza democratica per ostentare un’appartenenza religiosa. La laicità dello Stato è un nostro valore».

(e.p.) (g.b.)