Via Galilei, tutti con il naso all’insù

I grossetani si godono il loggiato appena scoperto (Foto Bf)

Grosseto, via i teloni, ecco il loggiato cinquecentesco rimasto nascosto per cento anni. E si festeggia in strada

GROSSETO. Et voilà i grossetani possono godersi un nuovo loggiato cinquecentesco di cui si ignorava l’esistenza. Dove? In via Galileo Galilei, la stradina tra le più graziose della città. I teloni da cantiere sono stati tirati via ieri mattina. E tra applausi, torte caserecce preparate per l’occasione e l’estemporanea lectio magistralis di Pietro Pettini, presidente dell’Ordine degli Architetti – sono state scoperte le arcate a tutto sesto del loggiato che si apre al primo piano di un palazzo che fu della famiglia Tolomei, almeno fino agli inizi del ’900. Per quasi cento anni quelle logge di indubbio valore sono rimaste coperto – nascoste – da un’anonima fila di finestre.

Chi l’ha detto che Grosseto non ha storia e i grossetano non si identificano con la loro città? «Via Galilei – dice Fabio Mangiavacchi, curatore del progetto di restauro che ha riportato alla luce il loggiato – oggi smentisce questo luogo comune». C’è Pettini a ricordare quanto densa sia la storia della città e c’è l’entusiasmo dei grossetani – semplici cittadini, residenti e negozianti della strada – che ieri hanno atteso con il fiato sospeso che i teloni neri venissero alzati.

È il 2012 quando Mangiavacchi e le maestranze della Mangiavacchi Costruzioni – Luca Minucci, il capo cantiere, Giovanni Sani, Igor Caraus e Fisca Dragomir – cominciano la ristrutturazione del primo piano del palazzo acquistato dall’architetto. Negli anni ’90 avevano già ridato l’antico splendore a un loggiato al secondo piano, che si ipotizza essere frutto di una sopraelevazione della prima metà dell’800. «Quando cominciammo la ristrutturazione del secondo piano – dice Mangiavacchi – avevo il sospetto che la facciata potesse nascondere delle arcate». Aveva ragione l’architetto.

Da sinistra, Massimo, Egidio e Fabio Mangiavacchi (foto Bf)

Quando agli inizi del ’900 il palazzo passò di mano dai Tolomei ad altri proprietari, è ipotizzabile che per esigenze abitative le arcate siano state tamponate. Durante la demolizione degli intonaci, sono stati trovati indizi che suggeriscono che il loggiato sia cinquecentesco. Il gioiello architettonico è tornato alla luce con l’antico splendore: dove è stato necessario un ripristino dei mattoni, sono stati impiegati materiali originali recuperati in loco.

E con questa riscoperta la Mangiavacchi Costruzioni festeggia cinquant’anni di attività. Era il 1966 quando Egidio Mangiavacchi diede inizio all’avventura imprenditoriale. Un bel traguardo.