Geotermia ed enti «Siamo più forti»

Il sindaco di Castel del Piano Franci plaude alla proposta di modificare la legge e introdurre vincoli alle autorizzazioni

CASTEL DEL PIANO. Le ultime decisioni in materia di geotermia prese in Regione dalla commissione Ambiente lasciano qualche spiraglio all’Amiata, anche se restano punti interrogativi e situazioni da chiarire.

Ne abbiamo parlato col sindaco di Castel del Piano Claudio Franci, il cui comune è direttamente coinvolto per la centrale pilota Montenero contro la quale si sono alzate barricate soprattutto da parte di imprenditori e aziende.

«In ogni caso, delle tanti centrali a ciclo binario di cui si parla – osserva Franci – per adesso nemmeno una è partita. Per fortuna».

Ma in sostanza cosa vorrebbe fare la Regione per andare incontro ai territori?

«La commissione ha approvato la proposta di legge che detta disposizioni in materia di impianti geotermici su iniziativa del gruppo Pd, primo firmatario il capogruppo Leonardo Marras, che punta a raggiungere un’intesa istituzionale tra Regione ed enti locali per localizzare realizzare gli impianti. Si chiarisce che questo confronto tra enti abbia inizio contestualmente all'avvio del procedimento autorizzativo. In questo modo i Comuni avranno un peso decisamente maggiore rispetto a quello che rivestono attualmente in ambito di conferenza dei servizi».

L’intesa Comuni e Regione però non ha carattere di obbligatorietà e dunque, anche se i comuni non volessero, alla fine la Regione l’impianto potrebbe farlo lo stesso?

«Certo, non c’è obbligatorietà, ma nel caso di disaccordo la Regione avrebbe molti bastoni fra le ruote, visto che i comuni sono interlocutori a tutti gli effetti».

Per quel che riguarda l’inserimento nel Paer delle aree non idonee alla geotermia?

«La questione è difficoltosa perché vi sono aree eccellenti per tipicità e prodotti che però non hanno vincoli e rischiano di finirci impigliate. Per esempio la zona Montenero è una di quelle e senza vincoli è stata ed è a rischio. Mi sembrerebbe meglio definire le aree idonee, per esempio quelle a vocazione industriale. Certo se si riuscisse a tracciare la riga, sarebbe molto più facile e ci sarebbe molta confusione e ribellione dei territori in meno».

In ogni caso, per l’Amiata che vede già esplorazioni in corso, la partita della prossima legge arriva in ritardo?

«Nessuna centrale è partita perché sono in corso solo esplorazioni. Per partire con la costruzione di centrali vere occorre l'autorizzazione e qui entreranno in ballo i comuni e l'accordo con la Regione. Non vincolante, è vero, ma pur sempre un approccio significativo».

La centrale pilota di Montenero è un caso a parte.

«Sì, perché il progetto pilota ha la titolarità del ministero dell’Economia e non della regione. Ma ancora il ministero non ha reso risolutivo il progetto. E c’è da osservare che in questo caso è obbligatorio e vincolante l’accordo fra ministero e Regione. Per cui, essendo la regione entrata nell'ottica di ascoltare i comuni, spero in una soluzione positiva anche per Montenero».