Geotermia, giallo sulle autorizzazioni

Fabio Zita durante la sua relazione al convegno fiorentino organizzato dalla rete Nogesi

L’ex dirigente regionale Zita denuncia: "L’Ars cambiò versione sull’impatto sanitario di Bagnore 4. E io fui trasferito"

GROSSETO. Un parere negativo sull’impatto sanitario della centrale geotermica Bagnore 4 sull’Amiata, che dopo quindici giorni diventa positivo. Il dirigente regionale – che aveva chiesto l’approfondimento – che viene rimosso da quell’incarico. E l’assessora – con deleghe alla Via – che se le vede portar via dal governatore Enrico Rossi.

Dopo i dati choc sulla mortalità in Amiata, un’altra bufera si abbatte sul polo geotermico della Toscana del sud e sulla Regione. L’ex dirigente dell’ufficio Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione, l’architetto Fabio Zita, oggi in pensione, sabato 9 aprile ha spiazzato il pubblico del convegno “Geotermia: focus Toscana” organizzato dalla rete Nogesi nell’auditorium della Regione Toscana a margine della manifestazione contro la geotermia dopo le ultime dichiarazioni di Matteo Renzi, che vorrebbe raddoppiare lo sfruttamento geotermico sull’ex vulcano.

Ricostruendo il percorso autorizzativo fatto in Regione da Enel green power per costruire la megacentrale geotermica Bagnore 4, a Santa Fiora, che ha triplicato la potenza installata sull’Amiata grossetana, Zita ha raccontato di un parere sull’impatto sanitario cambiato – da negativo a positivo – da parte dell’Agenzia regionale di sanità, nel 2012.

Le dichiarazioni di Zita. La richiesta del parere all’Ars è cosa non usuale per un procedimento di Via del genere, dato che già l’Asl fa le sue valutazioni. «Non era mai stato fatto – ha detto Zita – ma suggerii, ovviamente in rapporto dialettico all’assessore Bramerini, che, date le problematiche che riguardavano la salute pubblica e dato che era la più grande centrale che si intendeva costruire non in Nevada, dove il primo cristiano è a 150 chilometri, ma in un’area fortemente antropizzata, non potevamo sottendere la necessità di approfondire». L’Ars non ha nulla da obiettare e dà il parere. «Era un parere negativo – ha spiegato Zita –. Chiamai immediatamente l’assessore Bramerini, che convenne con me che, con quel parere dell’Ars, (la Via per) Bagnore 4 non si poteva chiudere. La Bramerini parlò evidentemente in giunta di questa faccenda. L’Ars, quindici giorni dopo il parere negativo, uscì con un successivo nuovo parere positivo sulla base di ulteriori, nuove e all’Ars non conosciute indicazioni che gli provenivano dal settore Energia. Io commentai all’assessore Bramerini in merito al fatto che era per me totalmente inconcepibile che un direttore generale dell’Ars avesse emanato un parere negativo, dichiarando nel successivo parere positivo, che (il primo parere) lo aveva fatto nell’inconsapevolezza del valore del progetto, cosa che invece aveva assunto in termini di consapevolezza soltanto nell’emanazione del secondo parere, sulla base delle indicazioni che lui non aveva avuto prima... Le conseguenze di tutto ciò sono state la delega tolta all’assessore Bramerini sulla Via e il mio allontanamento come responsabile del settore Via e trasferimento al settore Paesaggio».

La polemica. Parole che pesano come macigni e che da un lato riaprono la polemica, scoppiata già quattro anni fa, sul trasferimento del dirigente e sulla revoca delle deleghe dell’assessora. Dall’altro alimentano il malcontento tra gli ambientalisti che promettono battaglia.

Che l’autorizzazione alla centrale di Bagnore sia stato uno degli scogli su cui si è scontrata l’esperienza politica in Regione di Anna Rita Bramerini non è una novità. Il gelo del governatore nei confronti dell’assessora, all’epoca in cui le tolse la responsabilità politica sulla Via per le grandi infrastrutture, è cosa nota. E anche sul trasferimento di Zita si sono spese molte parole. Oltre alla vicenda della centrale geotermica, fece clamore quella simile per la costruzione della Tav. Anche in quel caso le cronache dell’epoca raccontano che fu il “niet” di Zita a costargli il posto alla Via. La testa del dirigente – secondo alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta per la Tav – sarebbe stata chiesta dall’ex ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli.

Gli ambientalisti. La rete Nogesi definisce «clamorosa» la ricostruzione di Zita. «Se i documenti citati saranno confermati, tutte le forze sane di questa Regione dovranno chiedere con forza le dimissioni del presidente Rossi», dice.

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