Baratto amministrativo al palo da 5 mesi

Chiesto da due cittadini e supportato da 1.500 firme di grossetani, doveva essere discusso entro il 4 novembre

GROSSETO. Il baratto amministrativo – cioè lo sconto sulle tasse locali, in cambio di manodopera e servizi utili alla città e alla collettività – a Grosseto non s’ha da fare. Il Comune temporeggia e i cittadini, che prendono a modello Roccastrada, si arrabbiano. «Dove sono finite le 1.500 firme per il cosiddetto baratto amministrativo? Che peso hanno per il sindaco Bonifazi 1.500 firme di altrettanti cittadini grossetani? E perché non si rispettano i regolamenti comunali?». Sono le domande che due esponenti del meetup a 5 stelle “Amici di Beppe Grillo” – i promotori dell’iniziativa Matteo Della Negra e Roberto Carlettini – rivolgono al sindaco Emilio Bonifazi, che entro il 4 novembre 2015, scaduto il termine dei 30 giorni previsti dal regolamento comunale dopo la presentazione della petizione, avrebbe dovuto avviare la fase istruttoria e disciplinare la materia in consiglio, esaminando le eventuali modalità di intervento del Comune per dare attuazione alla petizione.

Tempo perso. Invece no. Dopo una prima risposta, che aveva fatto ben sperare Carlettini e Della Negra, «purtroppo – raccontano – sono trascorsi più di quattro mesi, durante i quali poco o nulla è stato fatto. Ci dovevano convocare da un giorno all’altro per un incontro. Così ci fu detto l’ultima volta al termine del consiglio comunale aperto sui rifiuti dello scorso 10 febbraio. Da allora sono passati altri due mesi. Avremmo certamente preferito un contatto diretto con il sindaco, ma a questo punto abbiamo ritenuto opportuno dare risalto pubblico a questa mancanza di rispetto e sollecitare un ulteriore incontro attraverso i media».

Cittadini protagonisti. Carlettini e Della Negra si chiedono perché non si approva almeno l’atto amministrativo che darebbe il via alla stesura del regolamento. «Basterebbe prendere come riferimento i regolamenti già redatti nelle numerose realtà che già stanno sperimentando positivamente questo strumento, a partire dalla vicina Roccastrada. Noi proponevamo anche di coinvolgere i cittadini nella stesura del regolamento. Sarebbe un gesto di innovazione democratica quello di permettere a un campione di grossetani di giocare un ruolo attivo nei processi decisionali delle policies dell’amministrazione comunale, in una logica di dialogo e condivisione».

Sentenza fresca fresca. Il baratto amministrativo è un punto di partenza, il prologo all’introduzione di ulteriori strumenti di partecipazione, un momento attraverso il quale i cittadini possono sentirsi parte del governo della città e al tempo stesso ottenere qualcosa in cambio. La pensano così anche alcuni consiglieri di maggioranza, come per esempio Stefano Rosini (Pd). «A me è un idea che piace, ma attenzione perché proprio in questi giorni la Corte dei conti dell’Emilia Romagna ha messo alcuni paletti al cosiddetto baratto amministrativo. Secondo i giudici di Bologna i regolamenti vanno studiati bene, perché servono precisi limiti. Per esempio la riduzione delle imposte non si può applicare su debiti pregressi e ci deve essere una stretta corrispondenza tra il tipo di lavoro socialmente utile prestato e il tributo da scontare. Altrimenti c’è il rischio di vedersi contestato il danno erariale». Molto probabile, quindi, a questo punto, visto che siamo a fine mandato, che la responsabilità dell’atto se l’assuma la nuova amministrazione.

Spigolature. A Follonica, per la cronaca, la mozione per introdurre il baratto amministrativo è stata presentata da un consigliere di Forza Italia mentre a Roccastrada è stato presentato e approvato dalla giunta del Pd. L’introduzione del baratto consentirebbe ai Comuni di recuperare, almeno in parte, quelli che vengono definiti oggi “crediti inesigibili”, quei crediti, appunto, vantati dall’amministrazione comunale, nei confronti di chi purtroppo non può pagare.

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