Padania addio, vado in Maremma e investo nel bio-podere solidale

Scansano, uno scorcio del podere Le Piane

Settantasette risparmiatori impegnano un milione di euro nel progetto green di un bergamasco Nasce così a Scansano il secondo Gruppo italiano per l’acquisto condiviso di latifondo agricolo

SCANSANO. Settantasette piccoli risparmiatori sparsi nel Centronord investono 11.500 euro a testa in una tenuta agricola in Maremma: a Scansano, patria del Morellino. Il vino doc qui però non c’entra nulla: chi ha tirato fuori soldi – pensionati, soprattutto – crede nel progetto imprenditoriale di Emanuele Carissimi, quarantatreenne bergamasco, ex consulente informatico per Ferrovie dello Stato. La sua idea è: produrre miele, olio, zafferano, frutta e ortaggi con metodi che rispettano la natura, sostenibili, biologici. E l’obiettivo è: fare agricoltura “etica” e al contempo tirare su un’impresa moderna – che utilizzi, ad esempio, energie rinnovabili come il fotovoltaico e il solare – e che sia anche funzionale, cioè che produca reddito: anche per i soci. L’azienda agricola si chiama Le Piane, 60 ettari collinari, è una srl ma è soprattutto un Gat, Gruppo di Acquisto Terreni, il secondo nato in Italia (e per il momento ce ne sono solo sette), formula per cui piccoli risparmiatori uniscono le finanze per acquistare terreni agricoli. Cento sono le quote detenute da settantasette soci: un milione e 150.000 euro è il valore dell’investimento. Chi volesse partecipare a questa avventura può farlo: per rientrare dei costi di ristrutturazione del casale della tenuta è stato fatto un aumento di capitale da 287.000 euro, che corrisponde a 25 nuove quote e una ventina sono ancora libere.

I pionieri. Si chiama Gat ed è un’evoluzione dei Gas, i gruppi per l’acquisto solidale, modello per il quale coppie e famiglie fanno rete per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari biologici, ecologici, a Km 0 e frutto del lavoro di piccoli agricoltori. L’idea del Gat è di un avvocato mantovano: lui se la fa venire e un commercialista – siamo nel 2009 – si occupa dell’impalcatura formale. Nasce così il Gat di Quistello, piccolo comune in provincia di Mantova. Il Gat di Carissimi nasce da una costola del Gat mantovano-pioniere.

Le brume padane. È il 2005. Emanuele vive nel Modenese, a Mirandola dove ha conosciuto la sua compagna: Emanuela Borghi, 39 anni di Rovigo, geometra ed energy manager (il professionista che sa gestire razionalmente l’energia). C’è qualcosa che gli frulla in testa: «La Pianura Padana con le sue nebbie – dice – non era il massimo per viverci». Vorrebbe trasferirsi nel verde della Toscana, anche se ha la fortuna di vivere fuori dal caos cittadino, in campagna, dove sta già sperimentando metodi naturali di coltivazione: del resto ha un diploma di perito agrario ed è laureato in scienze naturali, poi la vita l’ha portato altrove, ma tant’è. Per lavoro si muove di frequente e si guarda intorno. È alla ricerca di un terreno agricolo: lo cerca anche su Internet mediante i siti web delle agenzie immobiliari e consultando annunci privati.

In Maremma. Nel 2010, dopo cinque anni di ricerca, lo trova: a cavallo tra la Valle dell’Ombrone e la valle dell’Albegna, a Murci, frazione di Scansano, trenta minuti dalle Terme di Saturnia, un’ora da Grosseto. Sessanta ettari, con casale, stalla, magazzini, e mini ritrovo aziendale. Un sogno. È un privato che vende tramite agenzia. Costo, 660.000 euro.

Tanti soldi. Per aggiudicarsi terreno e immobili alla coppia servono 660.000 euro, ma per ristrutturare e dare gambe al loro progetto di impresa agricola ce ne vogliono complessivamente molti di più: un milione e 150.000 euro tutto compreso. «Il terreno ci piaceva – racconta Emanuele – ma la strada della richiesta alla banca di un mutuo non era percorribile». E qui entra in gioco Claudio, un amico di Mirandola, socio del Gat di Quistello. Tramite lui, la coppia presenta il progetto a commercialisti e tecnici del Gruppo mantovano. Il progetto ha le carte in regola e viene adattato al modello del Gat: per un milione e 150.000 euro servono 100 quote da 11.500 euro ciascuna.

Fund raising. Parte la raccolta delle quote. «Abbiamo cominciato da parenti e amici – dice l’ex consulente informatico – e poi a fare incontri qua e là per illustrare il progetto». Viene da chiedersi come abbiano incentivato i potenziali investitori a mettersi le mani in tasca. «Spiegavamo semplicemente che il nostro progetto era finalizzato a diventare un esempio di agricoltura naturale, etica - risponde Emanuele – ma anche di modello d’impresa funzionale sotto il profilo economico, che sta in piedi da sé e garantisce anche reddito». La coppia è riuscita a piazzare 100 quote a 77 soci.

L’identikit dei soci. Ad aderire sono soprattutto pensionati, ma ci sono anche liberi-professionisti. E poi c’è un primario emiliano di fama internazionale (il nome è top secret) e un attore che lavora a New York. La parte grossa la fanno lombardi ed emiliano-romagnoli, ma ci sono anche piemontesi, veneti e friulani; i soci toscani sono una decina sparsi tra Grosseto, Livorno e Firenze. Età media, dai 50 anni in su.

Il lavoro agricolo. La terra della tenuta restituisce mele e pere, prugne, pesche, albicocche, fichi; e poi pomodori, patate, zucchine… «All’inizio abbiamo puntato sul fresco – dice Emanuele – ma poi ci siamo accorti che non è facile piazzare ortaggi e frutta. Abbiamo fatto mercati a Orbetello e in giro per tutta la Maremma grossetana, ci siamo spinti fino a Roma, abbiamo scommesso sulle consegne a domicilio». La crisi dei consumi e i costi della logistica hanno però indotto la coppia a cambiare il corebusiness. Vediamo come.

Il mercato. Il Gat di Scansano oggi produce: miele, che vende a privati e botteghe; lo scorso anno se ne sono prodotti più di cinque quintali, adesso si stanno aumentando le arnie e l’obiettivo 2016 è di arrivare a 10-15 quintali di produzione. Olio, a partire da quest’anno, tant’è che Emanuele e la compagna hanno preso in affitto un uliveto di cinque ettari nelle vicinanze. Poi c’è lo zafferano che già vendono anche se si parla di piccole quantità. E poi c’è l’agriturismo, struttura tutta green, dal tetto coibentato agli impianti che sfruttano energie rinnovabili, e qui Emanuela ci ha impiegato le sue competenze di energy manager: 300 mq, 12 posti letto suddivisi in quattro stanze; si apre la porta agli ospiti da questa primavera per entrare a regime d’estate.

I vantaggi per i soci. Per rientrare dei costi di ristrutturazione del casale (lievitati un poco in corso d’opera) è stato fatto un aumento di capitale per 25 nuove quote. Una ventina è libera. Chi volesse, può investirci, ma prima di farlo vorrà conoscere architettura e benefici. «Il nostro progetto è certificato – dice Carissimi – Emanuela ed io siamo soci-lavoratori, abbiamo l’usufrutto dell’azienda, ci viviamo e ci lavoriamo. Emanuela è assunta e prende 500 euro al mese mentre io figuro come presidente. Quando la società agricola Le Piane andrà in attivo, è previsto che il 50% degli utili vada ai soci-lavoratori (cioè a lui e alla compagna) e l’altro 50% venga suddiviso tra tutti gli altri soci, che hanno anche diritto di prelazione (rispetto al portafoglio di mercato) sia per usufruire dell’ospitalità dell’agriturismo che per l’acquisto dei prodotti a prezzi di favore». Non solo: è sempre ben accetto chi tra gli investitori vuole far visita alla tenuta per dare una mano: e alcuni soci pensionati lo fanno.

Dalle banche al Gat. E così la Maremma ha il suo Gat. Che ne nascano altri? Che diventi un modello di vita? Potrebbe intanto rappresentare una nuova chance di investimento per i piccoli risparmiatori che, dopo l’ultima debacle finanziaria, vogliono stare lontani dalle banche.