Confisca alle mafie, la legge compie 20 anni

Nata grazie a Libera, gli effetti si sono fatti sentire anche in Maremma per una proprietà all’Argentario

GROSSETO. Compie oggi vent’anni di vita la legge 109 del 1996 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Una legge nata grazie a una mobilitazione senza precedenti, una raccolta di firme allora promossa da “Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, Ong nata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia.

L’anniversario si celebra in tutta Italia e la Maremma non fa eccezione. A dispetto dell’apparenza di “isola felice”, infatti, purtroppo anche la provincia di Grosseto non è estranea alla presenza di mafie.

Secondo l’ultimo Rapporto Agromafie dell’Eurorispes, elaborato in collaborazione con Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità, in questo campo Grosseto è, con Pistoia, in cima alla classifica dei territori toscani dove l’intensità dell’associazionismo criminale è più elevata.

Nel Grossetano è stata di recente confiscata e messa a bando pubblico una grande azienda agricola con terreni e struttura turistica a Monte Argentario.

Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1.500 associazioni, gruppi, scuole e realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità.

Oggi per Libera è un importante anniversario. La legge 109, entrata in vigore il 7 marzo 1996, è nata infatti grazie alla raccolta di un milione di firme promossa da Libera.

La legge ha rappresentato uno spartiacque nella lotta al crimine organizzato sia nel metodo – saldando l’aspetto repressivo con quello rigenerativo e sociale – sia nei risultati, con la restituzione alla collettività di migliaia di beni rubati dai poteri criminali.

«I beni confiscati si trovano distribuiti in tutta Italia e ammontato a più di 17.000 tra immobili e aziende – spiega Sergio Serges, coordinatore per la Toscana della commissione Beni confiscati di Libera – In Toscana siamo a 1700 beni confiscati alle mafie. Nella provincia di Grosseto abbiamo una grande azienda agricola con terreni e struttura turistica a Monte Argentario che è stata confiscata e messa a bando pubblico. Ma non sappiamo a che punto siano con la riassegnazione perché l’iter è sempre molto lungo ed è sempre difficile riuscire a controllare che la legge venga rispettata fino in fondo. Questo perché il sequestro, la confisca e la riassegnazione avvengono in tempi molto lunghi. Anche perché, per legge, si deve aspettare il terzo grado di giudizio per iniziare la pratica della riassegnazione e, spesso, i processi durano molti anni».

Per questo, a distanza di vent’anni dall’entrata in vigore della legge, l’associazione Libera si sta muovendo nuovamente per far migliorare la regolamentazione delle riassegnazioni.

L’obiettivo di Libera è che «si attivi subito, sin dalla fase di sequestro e confisca di primo grado, la riassegnazione anticipata dei beni e delle aziende – spiega Sergio Serges – perché aspettare anni è un negativo sotto più punti di vista ma soprattutto lo è per i beni che potrebbero essere subito impiegati e che invece col tempo si deteriorano».

Insomma, ciò che più importa è che le destinazioni arrivino a buon fine rispettando a pieno la legge 106 che prevede l’uso sociale dei beni confiscati e che i tempi di assegnazione siano più brevi rispetto al passato.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

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