Dolori atroci, l’Asl gli nega la cannabis gratuita

Una pianta di cannabis coltivata per uso terapeutico

Alessio Sciolari, 58 anni, da maggio compra il medicinale con la ricetta bianca pagando 1.000 euro al mese

GROSSETO. «Non sono una persona che fa politica: sono un paziente che aspetta una terapia».

La terapia che Alessio Sciolari, 58 anni, aspetta da novembre è a base di cannabis terapeutica e serve ad alleviare il dolore. Non un dolore qualsiasi, ma un dolore da spaccare le ossa che lo accompagna dal 1992, quando ha cominciato a soffrire di discopatia. Da lì ogni anno la situazione non è che peggiorata: artrite cronica, radicopatie, ernie al disco ovunque, polineuropatia.

Da un quarto di secolo Sciolari è un uomo che soffre: «C’ho le ossa fraciche», dice con accento romanesco che ne tradisce l’origine, anche se oggi vive all’Argentario.

«Mi sono stati prescritti i più potenti antidolorifici – dice – che ho preso per anni e mi hanno distrutto. Oggi non mi fanno niente. Solo con la cannabis riesco ad avere risultati e mi permette di abbassare il dosaggio degli antidolorifici».

Sciolari l’ha provata per la prima volta a maggio quando gli è stata prescritta da un medico del reparto di terapia del dolore dell’ospedale di Grosseto perché, dice la ricetta, «non risponde agli usuali analgesici».

Alessio Sciolari

«Fino a novembre – spiega Sciolari – mi sono pagato di tasca mia il medicinale, per una spesa di circa 1.000 euro al mese, mentre all’Asl costerebbe circa 180 euro al mese». Un salasso, se si considera, tra l’altro, che Sciolari vive della pensione di reversibilità della defunta moglie e di una piccola attività di affittacamere all’Argentario.

«Poi a novembre sono stato ricoverato per un’ernia – racconta – e alle dimissioni mi hanno dato appuntamento per l’11 gennaio per la prima visita in vista di un piano terapeutico che mi avrebbe permesso di avere la cannabis in modo gratuito, tramite il sistema sanitario regionale». La Toscana è stata la prima regione, nel 2012, ad aver inserito la terapia con la cannabis tra quelle mutuabili.

«Quando però mi sono presentato – dice Sciolari – la stessa dottoressa che a maggio mi aveva prescritto la terapia mi ha detto che il piano non lo poteva fare perché la mia patologia non rientrebbe tra le quattro per le quali la Regione prevede l’impiego gratuito dei cannabinoidi».

Per Sciolari è stato un fulmine a ciel sereno e la sua reazione è stata fuori dalle righe. «È una cosa che non esiste al mondo – dice – Non è vero che la possono passare solo in presenza di quattro patologie. E comunque io, di quelle, ne ho almeno due». Sciolari fa riferimento alle indicazioni contenute nell’allegato A al regolamento attuativo della legge, emanato nel 2013. Qui è scritto che «le indicazioni accettabili (per i cannabinoidi) potrebbero essere dolore legato alla sclerosi multipla, dolore oncologico refrattario alla morfina, dolore cronico neuropatico, sindrome di Gilles de la Tourette». Un’indicazione, dunque, non una prescrizione. «E comunque nel 2014 la delibera di giunta 988 supera questo allegato», dice Sciolari, che è supportato dall’associazione “Pazienti impazienti cannabis”, di cui il fratello Alberto è vicepresidente.

A niente è valso il certificato del neurologo che attesta le sue patologie. Ad oggi l’unico modo che ha per procurarsi il potente antidolorifico è farselo prescrivere su ricetta bianca dal medico di base e pagarselo di tasca propria.

Dal canto suo l’Asl resta sulle proprie posizioni: «Il paziente è stato valutato e le sue patologie non rientrano tra quelle previste dal protocollo per l’uso gratuito dei farmaci. La dottoressa conosce bene il caso, ma il farmaco viene comunque dato a giudizio del medico», dice.

«Io sto solo aspettando la terapia – replica Sciolari – Non chiedo altro. Vorrei solo poter parlare con la direzione sanitaria e presentare il mio caso. Chiedo di essere ascoltato».