Il tetto del Sacro Cuore è tutto da rifare

Grosseto, la chiesa è agibile ma si prevedono altri lavori. Fiato sospeso in attesa della relazione dei tecnici dell’EdiliziAcrobatica

GROSSETO. Al Sacro Cuore sarà una settimana di pulizie in grande. Dopo il crollo, a metà ottobre, di un grosso pezzo di intonaco, la Basilica è di nuovo agibile grazie al lavoro portato a termine dagli esperti della EdiliziaAcrobatica, specializzati nei lavori su corda. La chiesa sarebbe già stata pronta oggi ad ospitare la messa nella navata centrale, ma non c’è stato tempo di togliere polveri e calcinacci, effetto collaterale del “cantiere”. Le pulizie sono affidate a squadre di parrocchiani-volontari e padre Giorgio Bontempi, il parroco, ha deciso di rimandare la “ripresa” a domenica 29 novembre. La chiesa è sicura ma il problema adesso è un altro. Durante i lavori di messa in sicurezza i muratori acrobatici hanno scoperto altri punti deboli della struttura.

Il tetto. Partiamo dal tetto: sotto il manto della copertura sta nascendo un campo di grano, anzi, è già in buona parte germogliato. Nei decenni il vento ha trasportato semi e polline, il guano dei piccioni ha fatto da concime e si è formata una specie di lenzuolo di terriccio e erbacce: con la pioggia, insomma, il tetto perde la sua impermeabilità. Il rimedio? «Bisognerebbe smontare il manto e ripulire tutto – spiega Sergio Catarsi, architetto e membro della commissione pastorale per gli affari economici del Sacro Cuore – Pare non esserci nulla di drammaticamente preoccupante se non fosse per l'altezza a cui si deve lavorare. Avremo un’idea più precisa tra una decina di giorni quando EdiliziaAcrobatica ci consegnerà una relazione dettagliata frutto delle ispezioni che ha svolto». Poi ci sono un po’ di tegole rotte – danno comune agli edifici – che bisognerebbe sostituire.

Il tetto: molti punti presentano parti ammalorate

La cupola. Poi: la copertura della cupola è danneggiata: le lastre – che sembrano a colpo d'occhio di rame ma probabilmente, dicono gli esperti, sono di alluminio – si sono ossidate e qua e là ci sono dei fori: anche da questi buchetti la pioggia può penetrare all’interno. Rimaniamo sulla vetta. Si è scoperto che sono danneggiate le stuccature dei vetri delle finestre intorno alla cupola: e anche qui bisognerebbe intervenire.

Il punto x. Scendiamo: laddove il “tamburo”, che è la parte ottagonale, “sposa” il tetto – come si dice in gergo – ci sono infiltrazioni. È ormai un dato certo che da lì passi acqua. Ed è questo il punto in cui si è formata l'infiltrazione che ha poi danneggiato la parte della volta da cui si è staccato il grosso pezzo di intonaco.

L’appello. Per conoscere lo stato di salute del Sacro Cuore bisognerà aspettare una decina di giorni. É certo però che serviranno altri lavori: non per la sicurezza ma per evitare che la struttura si deteriori. L’ostacolo è sempre il medesimo: i denari che non ci sono. Padre Giorgio non chiede nulla, ma ricorda solo ai suoi 13.000 parrocchiani la ragione per cui quella chiesa fu costruita: custodire il tempio votivo che il vescovo Paolo Galeazzi volle a memoria delle vittime dell’eccidio del ’43. Adesso è il momento di prendersi cura dell’involucro che protegge quel cuore sacro.