Eremita di Scarlino, voti altissimi agli esami dell’università

Possibile non si sia mai ammalato? Che non abbia mai avuto bisogno di aiuto? Domande razionali a cui dà una risposta se non del tutto esaustiva almeno chiarificatrice il passato di Carlos

SCARLINO. Tra le molte domande spontanee che hanno seguito la storia dell’eremita di Scarlino in questi giorni ce n’è una in particolare: ma come ha fatto a sopravvivere per tutti questi anni (lui ha detto che sono 18) nel bosco? Possibile non si sia mai ammalato? Che non abbia mai avuto bisogno di aiuto? Domande razionali a cui dà una risposta se non del tutto esaustiva almeno chiarificatrice il passato di Carlos Sanchez, studente modello con voti molto alti fin dalle scuole superiori in tutte le materie scientifiche, ripetuti poi all’università. Biologia, biochimica, anatomia umana: materie in cui sfiorava la perfezione, con una media universitaria che oscillava tra il trenta e il trenta e lode. A Biostatistica e fisica per la medicina, invece, i voti erano divisi tra il ventinove e il ventotto.

Una preparazione che fuga l’idea di Carlos come uno sprovveduto: al contrario, dà l’impressione che l’eremita sia attrezzato a sapersela cavare, anche in circostanze estreme, come può essere un’influenza o una ferita. Una preparazione che gli permette di conoscere la natura e i suoi segreti, come poterli sfruttare a proprio vantaggio, come sopravvivere da solo nel mezzo di un bosco. Un’altra dubbio sollevato è legato alla sua decisione di fuggire, nel 1998: la causa sembra sia stata dovuta a una forte depressione che lo ha colpito improvvisamente.

Possibile che Carlos sia ancora affetto da questa malattia? Molto difficile crederlo, ascoltando gli esperti di boschi che in questi giorni hanno accompagnato i Sanchez. «Uno che non c’è con la testa non riesce a cavarsela per degli anni nella macchia – dice un volontario – A parer mio Carlos ha piena consapevolezza in ogni sua azione».