Cercano Carlos, il figlio creduto morto, eremita tra i boschi di Scarlino

Il bosco delle Bandite di Scarlino e, a destra, Carlos Sanchez Ortiz de Salazar ritratto nelle foto della tessera universitaria della facoltà di Medicina di Siviglia e nella tessera della biblioteca

Atterrati nella serata di sabato all’aeroporto di Fiumicino i genitori dell’uomo avvistato nelle macchie delle Bandite di Scarlino

SCARLINO. Il loro volo dalla Spagna è atterrato a Fiumicino con oltre un’ora di ritardo. Abbastanza per far slittare ad oggi la visita di quei boschi maremmani in cui da anni vive quel figlio che ormai davano per morto.

Quando i genitori e la sorella di Carlos sono arrivati a Scarlino, infatti, era ormai tardi per entrare nella macchia, con il buio che si preparava a ricoprire tutta la foresta. Meglio aspettare un altro giorno allora. Del resto, dopo diciotto anni cosa vuoi che sia? «Vogliamo solo vedere se sta bene» hanno detto i due anziani non appena arrivati in Italia. «Se ha scelto questa vita, poi, la farà».

La vita di un solitario, di un uomo che non vuole stare insieme agli altri uomini. La vita di un eremita. Carlos Sanchez Ortiz de Salazar, classe 1970, nato a Bilbao, questa vita l’ha già scelta a suo tempo, trovando la sua pace tra gli alberi delle Bandite di Scarlino. Ma ora che il suo nome è tornato fuori dal bosco, la sua famiglia vuole incontrarlo, vuole vederlo, dopo averlo creduto perduto per tanto tempo. Un «tremendo drama» dice la sorella Olga. Un dramma tremendo. Chissà se Carlos sa cosa sta avvenendo fuori dal bosco. Chissà se in qualche modo ha saputo dell’arrivo dei suoi genitori. Difficile pensarlo. Di lui infatti non ci sono più tracce.

Ne hanno avuto l’ennesima conferma i dipendenti delle Bandite di Scarlino, inviati dal sindaco Marcello Stella ieri mattina (proprio per l’arrivo della famiglia dalla Spagna) a controllare quel punto in cui è stato ritrovato il suo accampamento da due fungaioli, circa un mese fa. Ma nulla: non hanno trovato nulla, se non i rifiuti lasciati come uniche tracce della sua presenza. Carlos ha chiuso nuovamente tutto il suo mondo fatto di una tenda e di solitudine nello zaino e ha ripreso il suo cammino. Una storia che i genitori hanno già vissuto diciotto anni fa, quando Carlos è fuggito da Siviglia, l’ultima città in cui si era trasferito. Si era da poco laureato in medicina, quando la depressione lo ha travolto. Momenti terribili per lui e per la sua famiglia, culminati nel 1997, l’anno della sua fuga. Lo stesso, tra l’altro, in cui ha detto di essere arrivato a Scarlino, ma è dura essere certi di queste tempistiche. Di certo c’è che sono ormai anni che lo spagnolo vive nei boschi delle Bandite.

Le fototessere di Carlos

Ora che l’eremita di Scarlino ha suscitato l’attenzione di molta stampa, molti ricercatori di funghi o amanti della mountain bike ricordano di aver visto nelle stagioni precedenti un tipo strano, «molto particolare», che si aggirava in quei boschi. «Una volta l’ho visto in una posizione da meditazione, ma non ci ho fatto caso» dice un fungaiolo alle porte di Cala Violina. Sono le 14 di sabato pomeriggio e il sole splende quasi fosse estate. Nei piani, i genitori e la sorella di Carlos dovevano arrivare per quest’ora di fronte all’ingresso delle Bandite, per vedere con i loro occhi quegli angoli dove ha vissuto il figlio perduto. «Vogliamo sapere solo se sta bene» hanno spiegato appena atterrati a Nicodemo Gentile, presidente dell’associazione Penelope Toscana che si occupa di persone scomparse, quella che è riuscita a rimettere insieme i pezzi del puzzle insieme all’omologa spagnola Sos Desaparesidos. La notizia del suo ritrovamento infatti è arrivata in Spagna grazie al tam tam di facebook e dopo una serie di verifiche fatte dalle due associazioni (basate sulle generalità che l’eremita ha lasciato al personale delle Bandite, poi girate ai carabinieri), ecco saltar fuori quel figlio dichiarato giuridicamente morto in Spagna da circa cinque anni.

Ed ecco l’arrivo in Italia della famiglia, che ieri però ha fatto troppo tardi per visitare il bosco. Ci entreranno oggi nella macchia, al massimo domani, con la speranza di riuscire a vedere Carlos anche solo per un momento. Quanto basta per capire se sta davvero bene come detto ai due fungaioli, prima di scomparire di nuovo.