Orbetello, la laguna di levante è morta

Pescatori impegnati nella rimozione dei pesci morti nella laguna di Orbetello

Mobilitazione per rimuovere le carcasse dei pesci, rischio emergenza sanitaria. Il sindaco Paffetti diffida il Ministero delle finanze e il Demanio: "E' una vostra proprietà, intervenite subito"

ORBETELLO. L’acqua è immobile sotto un sole che non dà tregua. E il cattivo odore lo senti nell’aria già prima di arrivare lì dove si apre uno scenario di catastrofe. Una enorme distesa di pesci morti.Almeno duemila quintali di orate, spigole e anguille accatastate lungo le sponde della laguna di Orbetello che negli ultimi giorni si è trasformata in un vasto cimitero punteggiato di carcasse di pesce. E di barchini a bordo dei quali uomini distrutti dalla fatica e dalla disperazione stanno cercando di rimuovere quanto più velocemente possibile quei resti che putrefacendosi potrebbero causare un’emergenza sanitaria.

Di quelle spigole esportate in tutto il mondo, di quei muggini dai quali si ricava una pregiata bottarga, non rimane praticamente nulla. Nell'acqua della laguna di levante, quella delimitata dal tombolo della Feniglia, non c'è praticamente più ossigeno, la temperatura sfiora i 35 gradi e il pesce muore.

Sono morti asfissiati, mentre si ammassavano a cercare le ultime zone con ancora qualche possibilità di respirare, quantità enormi di orate, anguille, cefali, sogliole e centinaia di migliaia di avannotti. Una stima dei danni che al momento è impossibile e che, molto probabilmente, anche quando sarà fatta non corrisponderà del tutto alla realtà. Duemila, forse di più, i quintali di pesci che non sono sopravvissuti. Oltre 10, forse 15 milioni di euro la stima dei danni subiti dall'azienda, la Orbetello Pesca Lagunare che ha sulla laguna di Orbetello il diritto esclusivo di pesca.
Della società composta da 49 soci e 50 dipendenti è presidente, da 8 anni, Pier Luigi Piro. È disperato, sul suo volto i segni della stanchezza e della preoccupazione. Ha visto andare in fumo sotto i suoi occhi il lavoro di una vita nel giro di pochi giorni, di poche ore. «Siamo in ginocchio – dice il presidente – La perdita più grande è quella degli avannotti, ne avevamo seminati circa seicentomila che fra 18/20 mesi sarebbero diventati prodotto commerciale. Un disastro economico e ambientale di enormi proporzioni. Abbiamo bisogno di ripartire subito, di avere risposte rapide perché soldi non ce ne sono più. Se non riusciamo a seminare altri avannotti non avremo bilanci per 4 o 5 anni».

Pesci ammassati vicino a un ossigenatore per cercare di sopravvivere

Una situazione al limite del collasso, anzi, forse lo ha anche superato. La laguna di levante praticamente è morta, un ecosistema compromesso che adesso deve essere ripulito, al più presto, da tutti i pesci che stanno rapidamente andando in decomposizione. Un lavoro che i pescatori di Orbetello stanno portando avanti con la forza delle loro braccia lavorando con guanti e mascherine per non respirare il forte odore del pesce che va in putrefazione.
Dopo lo choc nella notte fra sabato 25 e domenica 26 luglio, la situazione si è fatta ancora più drammatica. Una nuova estesa moria alle prime ore del mattino del 27. Per aiutare i pescatori sono intervenuti i volontari della protezione civile, una trentina che per tutta la giornata hanno aiutato i pescatori ormai allo stremo delle forze. A dare man forte ai dipendenti dell'azienda anche l'Associazione cacciatori di Orbetello e la Società canottieri. In arrivo anche altre imbarcazioni e forse altri pescatori provenienti dalla provincia di Grosseto. «Dobbiamo ripulire la laguna al più presto. Dobbiamo evitare che il disastro ambientale diventi anche una emergenza sanitaria. Abbiamo bisogno di risorse subito – dice Piro – e dobbiamo garantire la ripartenza anche difendendo il nostro organico altrimenti nulla sarà più possibile».

Il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, ha anche diffidato il ministero della Economia e delle finanze e il Demanio perché in qualità di proprietari della laguna di Orbetello devono intervenire in regime emergenziale. «Dobbiamo tutelare l'azienda – dice il sindaco – e anche l'ambiente. Stiamo facendo di tutto per fronteggiare questa situazione dovuta a delle condizioni meteorologiche avverse». Per cercare di ottenere immediatamente delle risorse, il Comune ha chiesto il procedimento di calamità naturale che già oggi dovrebbe essere discusso in giunta regionale.

La laguna di Orbetello è sempre stata un ecosistema ad alto rischio. A causa dello scarso apporto di acqua dal mare e dell'immissione di scarichi ricchi di nitrati e di sali di potassio provenienti dalle colture agricole, nelle acque lagunari hanno proliferato le alghe in parte responsabili della riduzione dell’ossigeno nell’acqua. Il grande caldo prolungato per così tanti giorni, ha fatto il resto. Per consentire la protezione della laguna sono stati emanati, nel tempo, numerosi provvedimenti di legge e Orbetello e la sua laguna hanno visto il più lungo commissariamento d'Italia, 20 anni. Dal luglio del 2012 si è passati dal regime commissariale alla gestione ordinaria che vede attualmente come soggetto attuatore il Comune di Orbetello.

Per cercare di risanare la laguna, di recente, è stato adottato un sistema di movimentazione dei fondali per impedire la produzione di alghe. Un metodo messo in atto nello specchio di ponente che gode, al momento, di buona salute ma che non è ancora attivo a levante. Dove appunto è avvenuto il disastro. La laguna asfissiata ora può solo sperare in un abbassamento della temperatura e in un po' di pioggia per tornare a respirare.

La stanchezza e la disperazione dei pescatori

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