L’Unione ora cerca investitori per le tartarughe ex Carapax

Alcune delle oltre mille tartarughe ospitate a Massa Marittima

Dopo il doppio no all’erogazione di contributi europei i Comuni provano ad aprire ai privati per realizzare il nuovo centro per ospitare il migliaio di animali rimasti a Massa Marittima

MASSA MARITTIMA. Quelle tartarughe hanno bisogno di una casa in cui personale esperto si prenda cura di loro. La storia di questi animali è arcinota alle cronache, in quanto protagoniste del declino del centro Carapax di Massa Marittima e di una lunga diatriba giuridica, e da tempo la loro vita è stata affidata all’Unione dei Comuni Colline Metallifere, che nel 2011 approvò un progetto per la realizzazione di una nuova area in cui poterle custodire e accudire. Molti aspetti sono già stati portati a termine con discreti risultati, ma ormai da tre anni c’è un problema a cui l’ente non riesce a venire a capo: ottenere finanziamenti comunitari per la costruzione del nuovo centro.

Così, a forza di sentirsi rispondere no da Bruxelles, l’Unione dei Comuni si trova oggi costretta a ricorrere al mercato, armata di cinquantamila euro, per affidare l’opera a un privato. Una strada che forse avrebbe preferito evitare, dati i bandi europei, ma quanto meno la promessa verrà rispettata e il territorio massetano avrà un nuovo sito d’eccellenza per le sue tartarughe.

Il nome tecnico è Cesfa: centro di conservazione ex situ. Ed è destinato a un migliaio di esemplari, terrestri (la stragrande maggioranza) ed acquatiche. Le stesse che sono state affidate all’Unione dopo il declino del Carapax, centro zoologico di riconosciuto prestigio, portato alla rovina dall’ex gestore (oggi scomparso nonostante i conti lasciati in sospeso in Maremma) e ridotto adesso a un assoluto stato di abbandono. L’Unione però decise di prendere in mano la situazione e da subito si è assicurata che gli animali ricevessero tutte le attenzioni possibili: in mille sono rimaste nei terreni di Malfatto sotto l’occhio vigile degli esperti dell’Università di Pisa e circa duemila sono state trasferite in un centro ittiogenico sul lago Trasimeno. Contemporaneamente poi (siamo nel 2011) viene approvato il programma di massima per la realizzazione del centro delle tartarughe mediterranee. Sono molti i punti previsti: gestione e alimentazione degli animali, bonifica dei laghetti delle Venelle, istituzione Cesfa, affidamento dello stesso a soggetti idonei. E per rispettare questi ultimi due punti, l’Unione dei Comuni decide di presentare il suo progetto al bando Life istituito dalla Commissione Europea per poter accedere ai fondi, ma Bruxelles risponde picche per due volte: nel 2012 e nel 2013.

In questo modo si è stati costretti a far di necessità virtù. Già nel bilancio 2014 sono stati previsti cinquantamila euro per questo intervento, che ora saranno trasferiti in quello 2015 perché si concretizzi. L’idea appunto è quello di affidare il centro e le tartarughe a un privato idoneo, che dovrà essere già munito del terreno (oltre che di ottime credenziali) per potersi aggiudicare la gara. Gli atti amministrativi parlano chiaro: per il Cesfa è necessario un terreno «di dimensioni adeguate, allestito con recinto per le terrestri e vasche per le acquatiche», insieme ad altre strutture. Non solo: altro criterio importante che deve guidare la realizzazione del nuovo centro è l’interesse pubblico, ossia «quello di rendere disponibile sul territorio di Massa Marittima un centro adeguato e ben attrezzato per la cura e la custodia della fauna protetta, in grado di svolgere un’opera di divulgazione scientifica e di sensibilizzazione sui temi della biodiversità e del rispetto della natura». La stessa filosofia che era del Carapax. Ma ormai è giunto il momento di guardare avanti.

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