Camping Principina, maxi richiesta danni di 9,8 milioni di euro

Il campeggio Principina (foto Bf)

Il piano attuativo della struttura non è mai stato approvato: per questo la Cavour batte cassa dalla partecipata Sistema

GROSSETO. La Cavour srl delle sorelle Bucalossi batte i pugni sul tavolo per il campeggio Principina e, dopo essere stata a un passo dallo strappare un canone d’affitto più che dimezzato, chiede la cifra record di 9,8 milioni di danni a Sistema, la società in house del Comune proprietaria della struttura. Dal canto suo Sistema si prepara all’ennesima battaglia in tribunale, forte di sette cause su dieci intentate dalla Cavour e perse (le altre sono in corso) e di una determinazione, quella del presidente Gabriele Fusini, a non cedere d’un millimetro.

La richiesta di danni risale al 2013 nell’ambito di una causa in cui la Cavour voleva anche farsi ridurre il canone da 465.000 a 210.000 euro annui. Il giudice ha già respinto questa richiesta; da lì è andata avanti la parte di causa relativa ai 9,8 milioni di danni. «Praticamente il valore di mercato dell’intero campeggio ai tempi d’oro, più del valore attuale», dice Fusini.

La Cavour gestisce il campeggio Principina dal 2011 dopo essere arrivata terza nella gara d’appalto del 2009 per la gestione della struttura ed essere poi subentrata alle prime due società (Mario Marconi si era subito ritirato e la Hidalgo, subentrata con la sua offerta di 550.000 euro, se n’è andata nel 2011). La gara era stata fatta dalla società Investia, “mamma” di Sistema.

Sennonché i 465.000 euro (più Iva) che la Cavour aveva proposto di versare ogni anno (in due rate, a maggio e a novembre), nelle casse di Investia prima e di Sistema dopo in realtà non sono mai arrivati del tutto. Dai dati presentati da Sistema nella relazione al consiglio comunale, nel 2011, d’accordo col Comune la Cavour ebbe un ribasso di 206.000 euro dopo il pasticcio delle piazzole già pagate al precedente gestore. Quell’anno la Cavour versò 259.000 euro.

Nel 2012 la Cavour lamentò che il piano attuativo – lo strumento urbanistico che indica cosa si può fare nel campeggio negli anni a venire – non era stato ancora approvato, come invece previsto nel contratto. E che ciò le impediva di pianificare il futuro sviluppo del campeggio, danneggiandone l’attività e di conseguenza i ricavi. Investia trovò giuste queste argomentazioni e, per quell’anno, concesse alla Cavour di pagare solo 210.000 euro.


Nel 2013, però, in Comune l’aria cambia. Alla guida di Investia arriva un nuovo presidente, Fusini, che sulla questione dei canoni ribassati a causa del mancato piano attuativo la pensa in modo diametralmente opposto rispetto al predecessore.

«Nel contratto – spiega Fusini – non c’è scritto da nessuna parte che il Comune è obbligato entro una certa data ad approvare il piano attuativo. C’è scritto che “ha la facoltà di realizzarlo”, ma questa è cosa diversa». Contratto alla mano, alla richiesta della Cavour di riduzione del canone anche per il 2013 Fusini dice no.

Per tutta risposta le sorelle Bucalossi si rivolgono al tribunale. Non una volta, ma sette, tra il 2013 e il 2014, tra ricorsi al Tar, istanze e reclami al giudice ordinario (ricorsi ai quali se ne aggiungono altri due per abusi edilizi presenti nel campeggio). Oltre al mancato piano attuativo, la Cavour lamenta che Sistema non avrebbe fatto la manutenzione promessa e anche questo, a giudizio delle titolari, sarebbe motivo valido per ridurre il canone. Nel frattempo versa tra il 2013 e il 2014 le rate relative al 2013.

Sistema però non sta a guardare e riesce a recuperare con decreto ingiuntivo altri 305.066,12 euro a copertura della rata di maggio 2014 più interessi (per la rata di novembre ha già chiesto di escutere la fidejussione).

In totale, insomma, in quattro anni a fronte di un canone complessivo di 1.860.000 euro, tra accordi e mancati pagamenti la Cavour ha versato poco più di 1,2 milioni di euro. Ovvero oltre 600.000 euro in meno.
Cifre che ora impallidiscono di fronte alla richiesta di danni di 9,8 milioni di euro.

«Tutti i ricorsi e le istanze presentate dalla Cavour per quel la riduzione del canone per la mancata approvazione del piano attuativo sono stati respinti dai giudici – spiega Fusini – che hanno sempre riconosciuto che non si può rivendicare il piano attuativo in questi termini. E poi spetta semmai al Comune approvarlo, non a Sistema. Ora a parte due cause relative agli abusi edilizi rimane in piedi solo quella per la richiesta danni da 9,8 milioni di euro. Ma sono fiducioso. Al di là della causa, una volta che riavremo il campeggio nelle nostre disponibilità, lo metteremo in vendita e con quei soldi, che si aggireranno sui 10 milioni, questa è la stima, ci estinguiamo i mutui del Moderno e dell’archivio e ci facciamo investimenti».