«Dal porta a porta risparmi per 3 milioni»

Resi noti i dati della raccolta differenziata in città. Il comitato Beni Comuni: «Parziali ma molto incoraggianti»

GROSSETO. Se la raccolta differenziata porta a porta fosse estesa a tutta la città, in un anno i grossetani risparmierebbero quasi 3 milioni euro che, invece, al momento devono tirare fuori per pagare trasporto e trattamento alle Strillaie e, di nuovo, trasporto e incenerimento all’inceneritore di Scarlino. Fino ad oggi, invece, tutto il “guadagno” dal porta a porta nei due quartieri dove è attivo ha fatto sì che il Comune si dovesse “accontentare” – tra virgolette perché lo ha scelto lui stesso – di incassare la cifra forfettaria di 400mila euro all’anno.

Il tira e molla sui dati. È questo il dato più impressionante, ancorché incoraggiante, che balza fuori dalla documentazione sulla produzione di spazzatura nel comune di Grosseto. Dopo un tira e molla tra ambientalisti e assessorato all’ambiente, alla fine quest’ultimo ha consegnato ai primi i dati, permettendo loro di fare alcune valutazioni. Il Comitato Beni comuni da tempo chiede di vederli per sapere nel dettaglio quanta carta, plastica, vetro e altri materiali vengono raccolti con i diversi tipi di differenziata. Queste informazioni – dice – sono importantissime per perfezionare il servizio e abbassare la bolletta.

Un sistema che si autosostiene. La materia che se ne ricava (materia prima seconda), infatti, non è più materiale da smaltire, con tutti i costi che ne seguono, ma si può rivendere e con il ricavato ci si può pagare il processo di raccolta e trattamento. Insomma, un sistema che se fatto in modo impeccabile si autosostiene, come dimostrano le esperienze di alcuni comuni virtuosi, ad esempio Ponte alle Alpi nel Bellunese, dove la differenziata è al’89% e la bolletta annuale è di 96 euro, contro la media italiana dove la raccolta è al 38% e la bolletta 170 euro (dati Osservatorio nazionale rifiuti).

Documentazione incompleta. I dati sulla raccolta differenziata a Grosseto per il 2012 e 2013, alla fine, sono saltati fuori ma – come temevano gli ambientalisti – alcune voci mancano all’appello. «È confermato che i dati non sono usabili per avere una valutazione analitica dettagliata che possa quantificare i vantaggi del porta a porta», spiega Roberto Barocci del Comitato Beni comuni. Per alcune voci, infatti, manca il dato del porta a porta.

«Da Ecolat 400mila euro». L’assessore all’educazione ambientale, Giancarlo Tei (la delega all’ambiente è passata al sindaco) spiega che «non ha senso avere questi dati», poiché «il Comune di Grosseto a suo tempo ha stipulato una convenzione con l’allora stazione Ecolat (dal 1º gennaio 2014 il servizio è passato a Sei Toscana, ndr) che prevedeva un introito forfettario al Comune di 400mila euro a prescindere da quanto Ecolat avesse incassato dalla vendita delle materie prime». La cifra, spiega ancora Tei, «era il doppio di quel che da solo il Comune riusciva a vendere. Quando nel 2011 gestivamo direttamente la cosa, incassavamo sui 120-150mila euro. Ma il lavoro era difficile da gestire. Per questo decidemmo che Ecolat avrebbe corrisposto al Comune più del doppio di quella cifra, con lo strumento della delega. Fui io a proporlo sottraendo quei soldi al servizio che il Comune doveva pagare».

Uno scenario mutato. In tre anni, tuttavia, di cose ne sono cambiate. Il porta a porta si è allargato a nuove zone, la cultura del riciclo si è radicata e potrebbero esserci tutti i presupposti per avere ricavi ben più alti di 400mila euro, a tutto vantaggio dei cittadini. Perciò gli ambientalisti chiedevano con insistenza questi dati.

Quasi 48 tonnellate di rifiuti. Dati che, pur parziali, già così incoraggiano a ben sperare. «Da gennaio a dicembre 2013 Grosseto ha prodotto 47.857,209 tonnellate di rifiuti – spiega il Comitato –. Nel primo semestre i rifiuti raccolti con l’indifferenziata sono stati 21.745,981 tonnellate e hanno prodotto il 33,1% di differenziata; quelli raccolti col porta a porta sono stati 1.734,192 tonnellate, con una percentuale di differenziata del 72,5».

La partita dello smaltimento. I conti, seppur approssimativi, sono presto fatti: il porta a porta ha permesso di mandare a smaltimento solo il 27,5% di quanto raccolto. Se il porta a porta fosse esteso a tutta la città, e dunque tutta la città producesse solo il 27,5% di rifiuti da smaltire (il 27,5% di 47.857,209 tonnellate), si ottiene che a smaltimento ci sarebbero andate solo 13.160 tonnellate di rifuti. Oggi invece a smatimento ci va il 66,9% di rifiuti, che nel 2013 sono state pari a 32.016,47 tonnellate. Dunque, con il porta a porta si dovrebbero smaltire 18.856,47 tonnellate di rifiuti in meno.

Risparmiati 2,8 milioni di euro. Che significa? «Il trasporto all’impianto delle Strillaie per produrre cdr e il successivo trasporto e incerimento a Scarlino – spiega il Comitato – costa circa 150 euro a tonnellata. Moltiplicato per 18.856,47 tonnellate si ottiene un risparmio di 2 milioni e 828.470,50 euro». Quasi 3 milioni che sarebbero risparmiati alle tasche dei contribuenti se solo tutti dividessero carta, plastica, vetro e organico.

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