Rifiuti choc: 220 euro «Il Comune non sa nulla di quanto cede»

Gli ambientalisti denunciano: «La tariffa può scendere, manca la volontà». L’11 giugno incontro con due esperti

GROSSETO. Ci sono città, in Italia, dove la bolletta della spazzatura è di 98 euro all’anno e altre dove è di 220 euro all’anno. E Grosseto la prima delle seconde. Un incubo per i cittadini e un mal di pancia per gli ambientalisti che da anni si sgolano per denunciare una cosa che fa sgomento: il modo per dimezzare la bolletta c’è ma da anni il Comune di Grosseto non lo mette in pratica perché non ha a disposizione i dati economici sulla raccolta differenziata che servirebbero a far quadrare i conti e a risparmiare.

È quanto sostengono gli ambientalisti di Forum ambientalista, Wwf, Rifiuti zero, Forum per una finanza pubblica e sociale, insieme a Usb, Rifondazione comunista, Movimento 5 stelle e Sel, che non si danno per vinti e tornano a chiedere al Comune di Grosseto il valore economico dei suoi rifiuti.

«Il Comune, anche di recente, ci comunica che questi dati non li ha – spiega Roberto Barocci del Forum ambientalista – cosa che invece è obbligatoria, secondo quanto stabilisce il contratto con Sei Toscana».

La differenziata, una miniera. Per capire il nocciolo della questione serve fare un passo indietro. I rifiuti prodotti in tutti i comuni della provincia sono raccolti e smaltiti da Sei Toscana, che proprio quest’anno si è aggiudicata il servizio per i prossimi due decenni. La raccolta viene fatta con metodi diversi: indifferenziata nel cassonetto, differenziata nel cassonetto e differenziata con il porta a porta. Il primo metodo costa tanto, perché i rifiuti vanno smaltiti nell’inceneritore di Scarlino.

La differenziata, invece, ha addirittura dei ricavi, perché la carta, la plastica, l’allumini, il vetro e il compost che si ricavano separando i diversi materiali possono essere venduti come materie prime. Ci sono anche fasce di prezzo: il materiale raccolto con il porta a porta, infatti, è di migliore qualità rispetto a quello che finisce nel cassonetto e viene pagato di più. In alcune città, ad esempio in Veneto ma anche nella vicina Capannori, i ricavi sono talmente alti che i sindaci hanno più che dimezzatto la bolletta della spazzatura ai loro cittadini. E Grosseto?

Il Comune non ha i dati. «Attualmente nessuno dirigente o funzionario del Comune di Grosseto sa nemmeno quanto incassa dalla vendita delle materie prime ricavate dalla raccolta differenziata, né tantomeno, dai diversi tipi di raccolta», spiega Barocci, mostrando i carteggi in cui il Comune ammette di non possedere i dati. «Eppure questo è previsto dal contratto di servizio stipulato con Sei Toscana». In esso si legge che «ogni mese l’aggiudicatario (Sei, ndr) emetterà fatture in relazione all’attività svolta per ogni categoria merceologica svolta e in relazione ai quantitativi per ogni specifico Cer», cioè il codice di ogni rifiuto.

Le domande. Dove sono le fatture? Dove sono i dati? «Per me è un segno della non volontà del Comune di incassare dalla differenziata – spiega Barocci –. Mi chiedo: quale interesse persegue il Comune di Grosseto quando annualmente cede con un contratto ad un privato le materie raccolte, senza sapere quantità, qualità e valore registrati a consuntivo dell’anno precedente per lo stesso servizio? Quindi senza sapere il probabile valore economico di ciò che cede? E come può essere perseguito il bene collettivo se le scelte della giunta sulle modalità di raccolta e smaltimento non sono fondate su bilanci comparativi? Non a caso la differenziata non cresce».

La differenziata langue. L’obiettivo di differenziata fissato dalla legge è del 65 per cento; a Grosseto siamo al 36 per cento (dato del 2013). «Eppure secondo l’Osservatorio nazionale sui rifiuti – spiega Barocci – all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata diminuisce il costo del servizio». Secondo le cifre raccolte dallo stesso Osservatorio, Barocci calcola che nel 2014 la spazzatura a Grosseto costerà in media 200-220 euro a utente. Ad Asti, dove la differenziata è al 75 per cento, pagano 98 euro.

Incontro con due esperti. Una via d’uscita dunque ci sarebbe: aumentare la differenziata convertendo gli impianti. Per questo l’11 giugno il Comitato beni comuni della provincia di Grosseto ha organizzato un incontro pubblico alle 17 alla circoscrizione Pace (via Unione Sovietica) con Fabio Lucchesi ed Enzo Favoino, fautori della riconversione di impianti di smaltimento rifiuti in impianti “fabbriche di materiale” ricavato dai rifiuti differenziati. Sono invitati anche gli amministratori cittadini.

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