Uccise il figlio annegandolo: assolta

Laura Pettenello non era capace di intendere e volere. Otto mesi per il marito accusato di concorso esterno in omicidio

GROSSETO. Di fronte all’abisso che si stava spalancando sotto di lei non è riuscita a restare aggrappata a quel cavo teso che avrebbe potuto segnare il confine tra la vita e la morte, tra il sorriso di un bambino di 16 mesi e la pietra che ora porta il suo nome in un cimitero. Laura Pettenello, la commercialista romana accusata di aver ucciso suo figlio, il piccolo Federico Cassinis, tenendolo sott’acqua per otto lunghi minuti nel mare della Feniglia, non aveva visto che quell’acqua era colorata d’azzurro e che i raggi del sole ballerini disegnavano una danza sulla superficie. Vedeva l’abisso, lei. Vedeva un colore che non ha colore, vedeva nero. Ieri, in tribunale, si è consumato l’ultimo atto di questa tragedia che ha attraversato per mesi la Maremma come un brivido lungo la schiena. Il giudice per l’udienza preliminare Valeria Montesarchio, è uscita dall’aula al terzo piano del tribunale con lo sguardo sicuro di chi ha fatto una scelta che non poteva essere differente. Laura Pettenello è stata assolta perché incapace di intendere e volere al momento dell’uccisione di suo figlio. I difensori della donna e del marito, Cristina Flick e Bruno Leporatti avevano chiesto il rito abbreviato per la commercialista romana. Sul tavolo del giudice sono finite, in questi due anni e mezzo, montagne di carte. Perizie, incontroversibili. Che raccontavano la malattia della donna, una malattia che ha un nome, psicosi affettivo puerperale biologica che l’ha spinta a uccidere il suo bambino. Diversa la posizione del marito, Lorenzo Cassinis, commercialista anche lui, che era stato rinviato a giudizio con l’accusa di concorso esterno in omicidio volontario. La sua responsabilità, per la Procura, era stata quella di non aver fatto il possibile per salvare il suo bambino. Di averlo lasciato insieme alle madre nonostante che qualche mese prima, nell’appartamento romano dove la coppia vive ai Parioli, avesse tentato di ucciderlo nella vasca da bagno. Ha scelto di patteggiare: l’udienza è finita con una pena a 8 mesi di reclusione. «Avremmo anche potuto andare al dibattimento - spiegano gli avvocati Flick e Leporatti - perché nemmeno il medico che curava la signora Pettenello si era accorto che la situazione potesse precipitare così. Il nostro cliente non è medico, non aveva altri strumenti che quelli di un marito e di un padre». Lorenzo Cassinis ha scelto di patteggiare per mettere la parola fine a un incubo cominciato probabilmente prima del 9 agosto 2011, prima di quella vacanza a Porto Ercole durante la quale la famiglia romana è stata devastata dalla morte e dalla malattia. Durante la quale il piccolo Federico è morto annegato giù da un pedalò, spinto dalle mani della mamma che lo avrebbe invece dovuto crescere. Laura, quando ha tenuto Federico fermo sott’acqua non si rendeva conto di quello che stava facendo. Non c’era Federico, probabilmente tra le sue mani. Non c’era suo figlio, il terzo, l’ultimo arrivato e tanto voluto. C’era lei e forse il mare. C’era la sua psicosi che l’aveva portata a cercare su Google un metodo sicuro per uccidere il suo bambino. A leggere pagine dove si parlava appunto della morte dei bambini per annegamento.

Quella mattina del nove agosto la donna era sola sulla spiaggia con il piccolino. Prese il pedalò, da sola, senza dire al bagnino che aveva voglia di allontanarsi dalla spiaggia e lasciarsi cullare dall’acqua calma di quella giornata uguale a tante altre. A pochi metri dalla spiaggia, però, le immagini nella testa di Laura si sono sovrapposte. Il mare è diventato nero, Federico non era tra le sue mani. Non c’era altro se non lei e il suo dolore.

La donna, fino ad agosto è rimasta ricoverata in una clinica specialistica. È tornata a casa. Laura non è pericolosa, non potrà più fare male a nessuno. Non potrà nemmeno dimenticare di aver dato e tolto la vita al suo bambino, che quel giorno, sul pedalò forse, avrebbe voluto soltanto imparare un gioco nuovo, al sicuro tra le braccia della sua mamma.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA