IL CASO / La foto del Pulitzer era ritoccata

Il falso smascherato da una ricercatrice grossetana di 33 anni. E l’Ap licenzia il reporter

GROSSETO. Sulle più importanti testate del mondo è stata divulgata, tre giorni fa, la notizia di un clamoroso falso, scoperto da due giovani scienziati italiani. È stato dimostrato che l'immagine scattata in Siria dal fotoreporter dell'Associated Press (una delle agenzie di stampa più prestigiose al mondo), il messicano Narciso Contreras, Pulitzer 2013, era stata pesantemente ritoccata. Il professionista è stato subito licenziato. La scoperta ha avuto una vasta eco sui più famosi network e quotidiani e ovunque è stato evidenziato il ruolo dell'Università di Firenze e in particolare del cosiddetto Lci, il Laboratorio comunicazioni e immagini, una delle strutture del centro di eccellenza Micc e dell'unità di ricerca Cnit.

Protagonisti del controscoop sono due giovani ingegneri informatici, uno dei quali grossetano, Irene Amerini. A Firenze Irene, 33 anni, svolge attività di ricerca di base e azioni di trasferimento tecnologico nell'ambito della sicurezza multimediale, con riferimento alle tecnologie per la rilevazione di contraffazioni sulle immagini. In parole semplici è chiamata a riconoscere i falsi: "L'immagine del fotoreporter Contreras - spiega - è frutto di un lavoro di copy-move, una clonazione di diverse parti dell'immagine in altre zone della stessa. Nella foto originariamente era presente, e poi coperta, una videocamera nell'angolo in basso a sinistra".

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La foto che ha vinto il premio Pulitzer prima e dopo il ritocco: è stata tolta una videocamera in basso a sinistra

Il fotografo ha ammesso il ritocco. Ma non è chiaro se, a questo punto, dovrà restituire il premio. Al Laboratorio elaborazioni immagini del centro di eccellenza Media Integration and Communication Center dell'Università di Firenze Irene Amerini ha condotto un dottorato di ricerca sulle attività di indagine portate avanti attraverso immagini e video, per risalire alla loro provenienza; un lavoro utile a Guardia di Finanza e Ris dei carabinieri. Adesso si è specializzata nella ricerca di sistemi di indagine finalizzati a scoprire l'autenticità delle immagini digitali e video. La ricercatrice grossetana, insieme al collega Roberto Caldelli, responsabile del laboratorio Lci, ha sviluppato un algoritmo che consente di individuare in una fotografia zone ritagliate e replicate. Il procedimento è ottenibile con un comune software di editing fotografico. "Le nostre analisi vengono condotte sui pixel della foto, non sui metadati. E nella foto Premio Pulitzer 2013 c'erano ben tre zone di copia".