Ecco il progetto per un altro Carapax

L’Unione dei Comuni ci sta lavorando: sarà sempre nella zona, ma con tartarughe di una specie diversa

MASSA MARITTIMA. Ci sono idee per rilanciare il Carapax. Anzi, ci sono veri progetti già avviati, ci sono incontri e un lavoro costante portato avanti dall’Unione dei Comuni Colline Metallifere e dagli altri soggetti coinvolti con il mondo della tartaruga.

Più che altro, c’è una visione: formare un nuovo centro alle Venelle, nello stesso punto adagiato nella valle di Massa Marittima, ma diverso dall’esperienza precedente, ridotta in rovina dall’ex presidente Renato Ballasina, che ha lasciato sulle spalle dell’ente ex Comunità Montana l’onere di gestire l’area e accudire gli animali rimasti.

Un nuovo centro che non si chiamerà “Carapax” e che avrà sì tartarughe ma non le Trachemys: quelle con le guance rosse, per intenderci, che invece saranno trasportate sul lago Trasimento. No, il nuovo centro sarà qualcosa di nuovo.

Il lavoro da fare non manca e va avanti senza interruzione, sia negli uffici che nell’area delle Venelle. C’è da togliere di mezzo le macerie lasciate dall’ex presidente e pensare al futuro, senza scordarsi del presente. Sotto quest’ultimo aspetto, i protagonisti sono gli uomini dell’Unione dei Comuni e i veterinari dell’Asl, che puntualmente vanno a nutrire le tartarughe rimaste nel centro e a prelevare campioni d’acqua, visto il problema di salmonella saltato fuori in passato.

Ben presto, comunque, anche le ultime tartarughe rimaste (le Trachemys) verranno trasferite, almeno secondo i programmi. È al vaglio infatti un progetto che prevede il loro trasferimento sulle sponde del lago Trasimento, in collaborazione con la Provincia di Perugia, dove verranno sistemate in un altro centro specializzato.

Più o meno lo stesso trattamento di cure che hanno ricevuto gli altri esemplari, trasportato in un’altra area (sempre nel comune di Massa Marittima) dopo le vicende che hanno visto come protagonista Ballasina.

In questa nuova casa, le tartarughe hanno ritrovato la pace e soprattutto hanno iniziato a stare in buone condizioni di salute, con un veterinario che le controlla frequentemente, tutte munite di microcip e in regola con le certificazioni europee Cites (Convention on International Trade in Endangered Species of wild fauna and flora, ovvero Convenzione sul commercio internazionale delle specie in via di estinzione di flora e fauna selvatiche). E sarà proprio da queste specie che rinascerà il nuovo centro. Le Trachemys, infatti, difficilmente troveranno spazio nel nuovo corso.

Ci sono delle idee su cui l’Unione dei Comuni insieme ad altri soggetti coinvolti, come l’Università di Pisa, sta lavorando per poter creare una nuova attrattiva europea. Un centro più piccolo magari, ma splendente come un tempo. Per questo gli uffici stanno lavorando anche su la possibilità di accedere ad alcuni finanziamenti, così da creare un nuovo punto di ricerca del settore.

Riprendere il cammino da dove è stato interrotto: è questa la filosofia che si segue per dare nuova luce quell’idea brillante che era il Carapax.

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