Chiude l’ufficio postale Tutti in piazza a Cana

Anziani e agricoltori costretti a fare dieci chilometri per una raccomandata Manifestazione ieri mattina e petizione da inviare anche alla Provincia

ROCCALBEGNA. Tutti in Ape contro le Poste. Questa era l’idea della manifestazione di ieri mattina a Cana per protesta contro la chiusura dell’ufficio postale. Ma quella che sarebbe stata una manifestazione singolare e simbolica non è stata possibile. La popolazione è anziana e fatica a tirare fuori anche i piccoli mezzi se proprio non è necessario. Per cui le Apette sono rimaste in garage. Eppure alla protesta non si è rinunciato, e così a Cana, dove l’ufficio postale chiude da domani per decisione inderogabile di Poste Italiane spa, ierio mattina per la soppressione di quell’ultimo presidio comunitario rappresentato dall’ufficio postale, una manifestazione si è fatta. Una manifestazione bipartisan, col sindaco Massimo Galli in testa, affiancato da tutti i consiglieri comunali sia di maggioranza che di opposizione. Abitanti di Cana, ma anche agricoltori provenienti dai poderi disseminati attorno alla piccola frazione di Roccalbegna. E non solo, erano presenti anche il parroco e il maresciallo dei carabinieri. «Sono proprio i nostri agricoltori - spiega il sindaco Massimo Galli - ad avere le ricadute peggiori, perchè dovranno percorrere mediamente 20 chilometri per arrivare al più vicino ufficio postale». La notizia di chiusura dell’ufficio di Cana, già da tempo aperto per un solo giorno, è piovuta come un fulmine a ciel sereno, perchè tutti speravano che si considerassero le condizioni davvero estreme della frazione: 300 anime che costituiscono una popolazione anziana, distanza di una decina e più di chilometri dal più vicino ufficio postale, quello di Roccalbegna, la percezione dell’ufficio come centro ultimo di aggregazione comunitaria. «Non c’è più un servizio, un ufficio, niente - si lamentano i cittadini - possibile che i centri periferici siano sempre e comunque i più tartassati?». Il sindaco Massimo Galli e i manifestanti, dunque, hanno deciso di scrivere una petizione, sottoscritta da tutto il paese, da inviare ai vertici di Poste Italiane, alla Provincia e alla Regione: «Chiederemo di tenere aperto l’ufficio per lo meno un giorno - spiega - ci basterebbe. Inviamo la petizione anche alla provincia di Grosseto perchè ci risulta che la provincia stia organizzando un tavolo istituzionale per i problemi legati agli ufficio postali periferici come Cana o come Civitella o gli altri chiusi perché considerati rami secchi. Ripetiamo che per noi chiudere questo ufficio rappresenta sia una perdita di servizio in quanto tale, che una perdita di uno degli ultimi presidi comunitari che questi piccoli centri avevano continuato ad avere nonostante tutto. Aspettiamo, dunque, supporto, anche da provincia e regione Toscana a questo riguardo».

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