Chiude l’ufficio postale Cana orfana di servizi

Nella frazione di Roccalbegna funziona da tempo solo un giorno a settimana Per l’azienda ha pochi clienti, stop il 26 marzo. Galli: «Non si curano dei diritti»

ROCCALBEGNA. Via un altro piccolo ufficio postale dell’Amiata. Poste Italiane chiude, infatti, dal prossimo 26 marzo, l’ufficio di Cana, frazione di Roccalbegna.

La logica dei numeri, dunque, continua a strangolare la montagna, che non riesce a portare utili sufficienti al mulino di Poste Italiane, ormai privatizzata. Si chiude senza se e senza ma, perché ormai il ragionamento dell’ufficio postale come presidio sociale di un territorio già duramente colpito in fatto di servizi (il giudice di pace è l’ultimo birillo tirato giù di recente) non scalza le politiche aziendali. Tagliare i rami considerati secchi, è la parola d’ordine.

Il sindaco di Roccalbegna, Massimo Galli, però non ci sta e replica duramente a questo ennesimo smantellamento del suo comune. «La postazione di Cana, che è stata da tempo ridotta ad un unico giorno di apertura, rappresenta un servizio essenziale per la popolazione locale, costituita per lo più da anziani, che a questo punto si vedranno costretti a spostarsi su altri luoghi, con evidenti disagi», spiega il sindaco.

«Tutelare le fasce più deboli - prosegue - è un dovere sia di un qualsiasi Comune che di un ente come Poste Italiane, che offre un servizio essenziale per il cittadino. Al contrario, la strada intrapresa da Poste Italiane, evidenzia una totale noncuranza dei diritti sociali, paletti di ogni società civile».

Ma Galli rammenta anche a Poste Italiane i sacrifici fatti dal Comune e da molti volontari per risistemare i locali adibiti a ufficio postale a Cana, perché neppure di questo, Poste Italiane tiene conto. «L’attuale locale, fino ad ora adibito ad ufficio postale - spiega Galli - è stato ristrutturato solo alcuni anni fa ad opera dell’amministrazione comunale e di alcuni volontari, rendendolo uno dei più nuovi del territorio. Ciò nonostante nel giorno di apertura si sono segnalati spesso problemi alla linea telefonica e alle macchine. Per forza vari utenti si sono rivolti ad altri uffici e ad altri istituti di credito. È lo stesso comportamento di Poste che scoraggia il cittadino, già sacrificato dentro un solo giorno utile».

«Noi - aggiunge Galli - come Comune avevamo fatto anche una convenzione con Poste Italiane per le lampade votive e altro. Niente da fare neppure per la proposta da noi avanzata di scambiare un giorno di apertura a Roccalbegna, aperta 6 giorni, con un giorno a Cana. Sordi a ogni ipotesi».

Galli è desolato, anche perché teme pure per Santa Caterina, aperta un solo giorno, al momento. «Roccalbegna è spalmata su molte frazioni e lo scippo dell’ufficio postale costituisce per noi, già divisi in piccolissimi gruppi, una ferita mortale».

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