E gli scavi diventano parco

VILLE ROMANE. A sinistra i resti di quella di Settefinestre; a destra quella delle Colonne, sono entrambe accanto alla Pedemontana a Capalbio

Un gruppo di privati pronto a finanziare il progetto

 CAPALBIO. In una terra che "resiste" all'autostrada, c'è anche chi resiste al degrado provocato dal tempo. Succede ai piedi della collina di Cosa, tra Capalbio e Orbetello, dove un centinaio di abitanti si è frugato in tasca e ha raccolto una straordinaria "colletta": 50mila euro per sistemare una campagna di scavi dimenticata dalle istituzioni per carenza di fondi, e istituire un sito archeologico (il "Parco archeologico della valle dell'Oro") aperto al pubblico; sito che nascerà dunque con fondi privati per essere regalato alla fruizione collettiva. Molti cittadini metteranno a disposizione i loro terreni, ricchi di insediamenti romani ed etruschi, e li apriranno al pubblico. Il sogno, tra l'altro, prende corpo non lontano dal luogo in cui un'artista (Niki de Saint Phalle) materializzò le sue visioni nel Giardino dei Tarocchi.  Negli anni '70 e '80 fu l'archeologo Nicolò Carandini, allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli, a condurre qui un'eccezionale campagna di scavi. Fondato nel 50 a.C, abbandonato nel 160-180 d.C sotto Marco Aurelio, gestito da schiavi che lavoravano il vino e l'olio e appartenente a una famiglia senatoriale, costruito nel I secolo a.C e ampliato con un grande criptoportico, lo straordinario tesoro sommerso - Villa Settefinestre e l'area circostante - tornò alla luce in gloria ma poi è rimasto nell'ombra e reclama la sua parte di storia. Nessuno l'ha valorizzato: mancano i fondi, l'archeologia soffoca e il patrimonio rischia di perdersi. Ma ecco un progetto esemplare di "resistenza", abituale in una terra dove si discute di tracciati autostradali. L'idea è dell'associazione culturale Maremma mare, che fondata 10 anni fa ha riunito circa 800 persone attorno al progetto. Un centinaio di abitanti hanno messo mano al portafoglio e raccolto 50mila euro, proprio per fondare il "Parco archeologico della Valle dell'oro" in cui si trova Villa Settefinestre. I fondi consentiranno di dare il via al progetto esecutivo in cantiere da molti anni, e avviare lo studio iniziato quando l'associazione finanziò una pubblicazione sul patrimonio archeologico dell'area, insieme al professor Carandini e all'Università di Siena. «La valle dell'Oro e la villa di Settefinestre - spiega Piero Pasquarelli, presidente dell'associazione - sono un grande patrimonio culturale e archeologico, inserito in un ambiente rurale rimasto incontaminato». Gli scavi e gli studi effettuati da Carandini costituiranno la base tecnica e guideranno gli interventi esecutivi per realizzare il Parco archeologico, di cui per ora c'è solo «un'idea di massima che stiamo sviluppando». A breve è in programma la costituzione del Comitato del parco archeologico con esperti pronti a offrire un contributo volontario. Ma si cerca anche il sostegno pubblico. Plaude all'idea Maria Grazia Celuzza, direttore del museo archeologico di Grosseto che, laureata con Carandini, partecipò alla maxi campagna di scavo. «Perché no? È un grande sito i cui scavi sono conclusi - spiega lei - ma che non ha mai conosciuto alcuna valorizzazione; tra l'altro nessun reperto proveniente da lì è mai stato esposto in un museo». Qualche timore per l'autostrada? «Non dovrebbe interferire in questo progetto - spiega Pasquarelli - Credo che non ci sia questo rischio».