«Morta dopo l'anestesia totale»

Omicidio colposo: due medici indagati, ieri l'autopsia sul corpo di Silvia

 GROSSETO. Sarebbe stata un'anestesia totale ad innescare lo choc anafilattico e il successivo arresto cardiorespiratorio che martedì pomeriggio si è portato via il sorriso di Silvia Cannelli, la barista grossetana di 23 anni morta durante quella che doveva essere una banale operazione ginecologica in day hospital alla clinica Siligato di Civitavecchia.  È quello che emerge dalle prime indiscrezioni che filtrano dalle indagini condotte dal pubblico ministero Alessandro Gentile. Due le persone iscritte ieri nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo. Si tratta di due medici grossetani: il ginecoloco Giuseppe Tamburro e l'anestesista rianimatore Giorgio Piola, difesi rispettivamente dallo studio legale Giorgi e da Marco Calò.  Al centro delle indagini quello che è successo tra le 8 e le 18.20 di martedì pomeriggio nella casa di cura nel centro di Civitavecchia e la visita preoperatoria alla quale Silvia sarebbe stata sottoposta la settimana precedente all'intervento per un condiloma al collo dell'utero.  Qualche certezza in più sulle cause della morte della ventitrenne sarà possibile averle tra sessanta giorni quando saranno consegnati in Procura i risultati dell'autopsia che si è svolta ieri mattina all'interno dell'obitorio laziale tra le 11.30 e le 13.30.  Toccherà al dottor Luigi Cipolloni dire che cosa abbia innescato la crisi cardiorepistatoria della giovane. All'autopsia hanno partecipato anche i periti di parte sia della famiglia Cannelli che dei due medici indagati per l'omicidio colposo.  Due i filoni di indagine su cui sta lavorando la Procura. Se per quello prettamente medico ci saranno da aspettare due mesi, sono in corso accertamenti sulla cartella clinica e sull'iter che ha preceduto l'intervento chirurgico per verificare se il personale della casa di cura abbia effettuato tutti gli accertamenti clinici prima di dare l'ok all'intervento.  Tramite il loro avvocato di fiducia, Roberto Abbruzzese, il padre e la madre della giovane hanno depositato una denuncia contro ignoti. «I genitori di Silvia - spiega il legale - vogliono capire come sia stato possibile che un intervento da day hospital si sia trasformato in tragedia. Vogliono accertare se ci siano responsabilità attribuibili ai medici e alla struttura sanitaria». Dalla ricostruzione che emerge dall'esposto della famiglia, Silvia sarebbe entrata in clinica alle 8 di martedì mattina. Fino alle 17, orario in cui sarebbe iniziato il percorso operatorio, la ventitreenne e la madre avrebbero parlato solo con il ginecologo, lo stesso che aveva consigliato loro quella clinica per effettuare l'intervento. Con lui avrebbero compilato un questionario al termine del quale avrebbero deciso per un'anestesia locale vista la semplicità dell'intervento e per permettere un decorso ospedaliero più rapido. «È un'operazione semplice», aveva detto la stessa Silvia agli amici e al datore di lavoro prima di partire. Invece in sala operatoria qualcosa deve essere andato storto. Dalle indiscrezioni che emergono dagli inqurienti, per qualche motivo, alla ragazza sarebbe stata sommistrata un'anestesia totale. Perché? Da quel momento in poi la situazione sarebbe precipitata. Ad aggravare la situazione e rallenatre i soccorsi - secondo la famiglia - l'assenza all'interno della struttura di un reaprto di Rianimazione. Così è stato necessario chiamare un'ambulanza e trasportare Silvia all'ospedale San Paolo dov'è arrivata cadavere alle 18.20 di martedì sera.  Per chiarire anche la sicurezza della casa di cura Siligato, i carabinieri del Nas hanno iniziato a lavorare all'istruttoria disposta dal presidente della Commissione d'Inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Sistema sanitario nazionale Ignazio Marino chiedendo conto anche al presidente della Regione.  

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