«La posidonia scompare»

POSIDONIA Una prateria di vegetazione marina su un fondale

Il fenomeno sarebbe collegato alla presenza di porti

 ORBETELLO. Mauro Lenzi, biologo del Laboratorio di Ecologia Lagunare e Acquacoltura di Orbetello, interviene nella polemica tra i favorevoli e i contrari del nuovo porto turistico di Talamone, con argomenti che andrebbero seriamente considerati. Scrive l'esperto orbetellano che probabilmente non viene percepito il richio relativo all'ampliamento di quella infrastruttura e prosegue: «I rischi relativi alla realizzazione di un porto a Talamone non sono probabilmente percepiti da quegli Amministratori che lo vogliono realizzare.  Spesso accade che sia così, perché quel che non si vede: la radioattività, i fitofarmaci e i diserbanti dati a profusione, ecc., non sono percepiti come rischio, solo perché non si vedono. Di fatto, la possibile perdita di ciò che resta della vasta prateria di Posidonia che interessa il Golfo di Talamone, che non vediamo perché sommersa, quindi non la percepiamo ed è come non esistesse, costituirebbe un gravissimo danno ambientale, per più motivi, soprattutto per le risorse alieutiche, la pesca che ne deriva e per l'erosione costiera». «Abbiamo già un esempio nella zona di cosa significhi creare un braccio portuale, ovvero il Porto di Cala Galera» dice Lenzi, che poi aggiunge: «Gli apporti di sabbia a ridosso del braccio che guarda la Feniglia stanno ancora avvenendo, dagli anni '70 ad oggi non si sono mai fermati, non si è ancora raggiunto un equilibrio.  Dispongo di una documentazione fotografica che testimonia che dal 1994 ad oggi la linea di costa tra Poggio Pertuso e il braccio del porto si è estesa verso il largo per una distanza di oltre tre volte l'ampiezza che la spiaggia aveva in quell'anno. Masse sabbiose prelevate dal litorale centrale della Feniglia. Cosa succederà alla linea di costa che va dalla foce dell'Albegna a Talamone? Quale sarà la zona di costa maggiormente colpita dall'erosione e quale dall'accumulo delle sabbie? Poi - continua Lenzi - abbiamo un altro esempio di degrado prodotto dall'uomo nella zona. A 700-1000 m dalla costa, a Sud del promontorio di Ansedonia, fin verso la foce del Chiarore, esisteva una prateria di posidonia estesa 600-700 ettari, che tra gli ani'70 e'80 è stata fortemente compromessa dalla pesca. Ora, ciò che resta sono mattes morte e piccole chiazze residuali di piante vitali. Questo ha determinato negli ultimi dieci anni l'erosione lungo tutta la costa che va dal Chiarore ad Ansedonia, che si manifesta soprattutto a Macchiatonda. Compromettere ulteriormente la Posidonia del Golfo di Talamone potrebbe innescare un meccanismo erosivo ancora più potente, accumulandosi l'effetto erosivo che ne segue, al trasporto delle sabbie indotto dal braccio portuale».  Si chiede il biologo: «Ma quel che si vuol fare, vale il rischio? A chi porta vantaggio? Non sarebbe più opportuno preservare e valorizzare questo meraviglioso territorio?»