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Palazzo evacuato da due anni e inquilini fuori: «Ma le nostre case sono occupate dagli abusivi»

La palazzina in via Cimabue, a Grosseto: è inagibile, ma gli occupanti riescono comunque a entrare (Foto AgenziaBF)

Grosseto. Il caso dei residenti di via Cimabue: allontanati dopo il crollo, devono fare i conti con gli occupanti. Il Comune sta in silenzio, ora il sindaco si prende l'impegno di risolvere la situazione

GROSSETO. In via Cimabue il palazzo è evacuato da due anni. I proprietari non possono entrare perché è inagibile, ma in compenso si trovano inquilini abusivi in casa, che usano i loro salotti e i loro letti. Ne resta traccia negli infissi divelti - porte e finestre - ma soprattutto nei quadri elettrici sabotati per fabbricarsi allacci fai-da-te. Per settimane i condòmini hanno provato a chiedere interventi al Comune, senza risposta.

«Se succede qualcosa ne rispondiamo noi - dicono i condomini -, vorremmo almeno poter tappare gli ingressi». Giovedì 23 settembre sono stati infine ricevuti dal sindaco che si è impegnato a far chiudere. La storia risale all’8 agosto 2019 quando il crollo di un solaio in una palazzina, tuttora transennata ai civici 1-3-5-7 di via Cimabue angolo via Orcagna, ha reso l’edificio ko e provocato l’evacuazione delle famiglie. La situazione è cristallizzata a quel giorno (c’è un procedimento giudiziario), le macerie sono al loro posto. Ci sono erbacce e degrado là fuori. Le transenne fuori dal palazzo sottraggono spazio alla viabilità pubblica sbarrando il passaggio anche ai condomini, mentre dentro ci sono presenze fantasma. Le scorse settimane c’era stato un blitz della polizia che ha trovato dentro due persone, fatte uscire. Il palazzo è stato liberato. Poi però è ricominciato tutto daccapo.

L’8 settembre si è ripresentata la stessa situazione e due condomini hanno chiamato le forze dell’ordine per segnalare che dentro casa c’era di nuovo qualcuno, ma stavolta «non abbiamo visto pattuglie». Finestre rotte, porte sfondate, il quadro elettrico divelto per potersi attaccare alla luce sono i segni degli spazi violati. Pare che all’inizio gli abusivi siano entrati dal piano superiore dove sono le macerie. Da lì sono scesi di sotto riuscendo ad aprire il portone di un appartamento abitabile il cui soffitto regge le macerie del piano superiore. Da allora entrano direttamente da lì. «Il problema - hanno lamentato i condomini in questi giorni - è che noi siamo responsabili di quello che succede nel palazzo. Se si fa male qualcuno paradossalmente ci andiamo di mezzo noi che non possiamo neppure entrare in casa nostra».

Per due settimane sempre loro hanno chiesto che il Comune o chi per esso desse una mano, ovvero «la possibilità di chiudere tutti gli accessi. Cosa chiediamo? Che chi di dovere entri, controlli le e case e se c’è qualcuno li mandi via. Se non c’è nessuno ci diano la possibilità di blindare gli ingressi a spese nostre». L’8 settembre c’è stata la prima Pec senza risposta tramite l’amministratore di condominio, il 13 la seconda sempre a Comune, polizia municipale e sindaco. Venerdì 17 settembre in mancanza di risposte è stata ripetuta la Pec. Giovedì 23 settembre alle 15 il sindaco ha incontrato i condomini. «Gli abbiamo ribadito che al momento del crollo non si era fatto vivo nessuno del Comune». Il sindaco si è impegnato a intervenire con la municipale e a fare intervenire i vigili del fuoco. Finalmente è stata fissata una data per l’intervento. Almeno su questo fronte c’è speranza di "chiudere", anche se la situazione resta drammatica.

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