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Roselle, manca il personale: gli scavi archeologici prendono un giorno di "festa". La rabbia dei visitatori

Lo spettacolo degli scavi di Roselle visto dall'alto

Chi è andato in pensione non è stato sostituito: e così la direzione la ha deciso di effettuare un giorno di chiusura settimanale

GROSSETO. Un post sulla pagina Facebook degli Scavi di Roselle, all’apparenza banale, informa che dal 9 settembre l’area archeologica "effettua temporaneamente un giorno di chiusura settimanale il giovedì. "Vi aspettiamo a Roselle tutti gli altri giorni", è scritto. Sembrerebbe una tranquilla comunicazione d’ufficio, se non fosse che in tanti decenni è la prima volta che succede. La biglietteria esiste dal 1996, non c’erano mai state chiusure "programmate" del parco archeologico, semmai erano legate a casi eccezionali dovute a una malattia o all’assenza improvvisa di qualche dipendente. Gli scavi erano sempre stati aperti sette giorni su sette, compresa la domenica: oggi questa limitazione d’ufficio, seppur temporanea e circoscritta a un giorno solo, è un fatto nuovo che mette in allarme sulla sorte di siti. Giovedì 9 settembre scorso la chiusura è scattata per la prima volta. Ne seguiranno altre nello stesso mese di settembre. Nel primo giorno di "nuova gestione" siamo andati sul posto.

C’era il cartello affisso all’ingresso e nel parcheggio due macchine con alcune persone fuori, una di turisti arrivati dalla Germania e l’altra da Torino. Doccia fredda: eccoli davanti alla porta chiusa. «La fortuna di arrivare e trovare sbarrato. Questa è l’Italia», urlano i piemontesi. Cosa succede? Il problema è serio e dovuto alla carenza di personale, a sua volta legato a pensionamenti di custodi, non rimpiazzati. In Maremma non succede solo a Roselle ma anche in altre due aree archeologiche di straordinaria bellezza: quelle di Vetulonia e Cosa dove, anche qui a fronte del pensionamento di alcuni dipendenti, non ne sono stati assunti di nuovi. Per cui la direzione degli scavi (che è la stessa per tutte e tre le aree) si è vista costretta a tagliare i giorni di apertura: un giorno a Roselle, un altro a Cosa, due a Vetulonia. Senza personale gli scavi rischiano il collasso (succede qua come in altre parti d’Italia) e chi è al lavoro è costretto a mille acrobazie, tra difficoltà e minor disponibilità a realizzare iniziative straordinarie o aperture notturne.Un esempio. Chi lavora durante il giorno non può certo coprire anche il turno notturno; problema quest’ultimo che non si è ancora posto a Roselle perché il pensionamento è scattato il 1 settembre, ma si porrà l’anno prossimo, se nel frattempo non ci sarà stata qualche assunzione. Qua il parco archeologico copre un’area di 48 ettari circa, che è enorme. La sorveglianza è fondamentale ma anche difficile, perché i tesori archeologici si addentrano in una superficie ampia e spesso mal controllabile, dentro aree boscate.

Garantire un adeguato personale è fondamentale per far sopravvivere questo immenso patrimonio tramandato dai nostri antenati. E invece ci sono solo 6 addetti, a Roselle. Erano 7 fino al 1° settembre, ma da lì in poi è andata in pensione una custode che non è stata sostituita. Impossibile per i 6 attuali coprire il servizio e i turni secondo gli standard precedenti. Deriva da qui la chiusura settimanale del giovedì, decisa dalla direzione e scattata in via sperimentale e temporanea per un mese e mezzo/due. Poi si vedrà. Attualmente il sito è aperto 6 giorni a settimana e il personale lavora a rotazione su un turno di 9 ore. Entra alle 9,30 ed esce alle 19, con mezz’ora di pausa pranzo per ogni lavoratore (l’apertura al pubblico è dalle 9,45 alle 18,45). La biglietteria è chiusa dalle 13 alle 14,30 da qualche mese, per cui se un visitatore arriva in quella fascia oraria non può entrare, ma se è già dentro a passeggio tra gli scavi può comunque restare. L’ultimo ingresso in biglietteria è alle 18.

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