Dalla bancarotta alla raccolta di plastica negli oceani: la strana storia della famiglia Steenland

Nove anni fa persero la casa in Australia e furono costretti a vivere sulla barca del nonno. Cominciò così l’avventura di Sydney, Indi e i genitori Carlos e Sarah, che oggi raccolgono la plastica in mare e la riciclano. “Non è sempre stato facile, ma è la vita che preferiamo”, raccontano dalla Malesia
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“Non è stata una scelta, ma una necessità. Non avevamo altre strade da percorrere”. Sydney Steenland, 15 anni, ricorda così l’inizio di tutto, quando nel 2011 la sua famiglia finì sul lastrico perdendo ogni cosa. Vivevano a Brisbane, nel Queensland, sulla costa est dell’Australia. Il padre e la madre di Sydney si videro requisire la casa dalla banca e si trasferirono nell’unico alloggio disponibile: la barca a vela costruita dal nonno. “Navigammo per tre anni lungo le coste dell’Australia, scoprendo che era la vita che volevamo”.

Gli Steenland sono diventati raccoglitori di plastica in giro per gli oceani dando vita un anno e mezzo fa al progetto Sea Monkey, un’idea della stessa Sydney portati avanti assieme ai genitori Carlos e Sarah e al fratellino Indi. Hanno recuperato più di una tonnellata di rifiuti oltre ad aver progettato la macchina per riciclarli. La stessa con la quale hanno creato una linea di borse e attrezzi appena lanciata su Kickstarter. “Per ogni zaino che vendiamo, piantiamo un albero di mango in Myanmar”, racconta Sydney. “Ci siamo stati per la prima volta tre anni fa e abbiamo pensato che fosse fondamentale cominciare a difendere quel territorio”.

Con il fratello è cresciuta alla “scuola della vita”, come la chiama lei. Di fatto è passata dall’infanzia all’adolescenza su una barca a vela che per quanto possa sembrare un’idea romantica è invece una strada pericolosa per una ragazza o un ragazzo, tagliata fuori dal sistema educativo e con i rapporti con i coetanei relegati a mail e videochiamate. Il miglior amico di Sydney ad esempio abita alle Hawaii, si sentono spesso, ma Sydney non nasconde che questa situazione ogni tanto le pesi.

C’è però anche un lato luminoso, la svolta della famiglia che dalla bancarotta è riuscita a rinascere impegnandosi nella difesa dell’ambiente e trasformando così un tracollo economico nel primo passo di una nuova vita in giro per gli oceani. Non è una cosa da poco né da tutti.

“Il peggior posto che abbiamo visitato sul fronte del degrado ambientale? Alcune zone della Malesia e dell’Indonesia”, ricorda Sydney. “Ma sulla microplastica il vero inferno sono le Hawaii. Da quelle parti c’è una delle grandi concentrazioni di plastica in mare, un’isola grossa quanto il Texas. E il 90% è fatto di microplastica”.

Oggi l’impresa Sea Monkey impiega otto persone che fabbricano oggetti con quanto raccolto. Sydeny si occupa della comunicazione e delle campagne web. A causa della pandemia la famiglia Steenland si è fermata in Malesia, trasferendosi dalla barca a vela sulla terra ferma. “Ma è una sistemazione momentanea. Appena le cose miglioreranno faremo vela verso il Borneo e poi chissà, magari il Giappone”, conclude questa sorprendente teenager con la sua voce sottile e calma, membro a tutti gli effetti di quella grande comunità di persone che stanno cercando di salvare gli oceani.