I Paesi del G20 non fanno abbastanza per ridurre le fonti fossili

Il report di Climate Transparency: "Stiamo perdendo una occasione per ridurre le emissioni". In Italia quasi 1000 morti l'anno a causa di eventi meteo estremi, è il terzo in Europa. "Fare di più sulle rinnovabili"
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Facciamo troppo poco e paghiamo un prezzo troppo alto. L'Europa impegnata ad affrontare la crisi della pandemia in corso non si sta battendo abbastanza per contrastare l'altra grande crisi, che corre veloce e colpisce duro, che stiamo vivendo: quella climatica. Dovrebbe comprenderlo bene l'Italia, oggi il terzo paese del G20 in Europa per morti legate ad eventi climatici estremi, quasi mille all'anno, con costi che si aggirano intorno a 1,4 miliardi di euro. Eppure, sostiene il nuovo rapporto annuale di Climate Transparency, l'Ue nonostante grandi piani e promesse di investimenti futuri, su tutti il New Green Deal, continua a "non sfruttare  le opportunità di una ripresa economica a zero emissioni continuando a finanziare le industrie fossili".
Il report, nuova versione di quello in passato noto come ''Brown to Green'', si basa su 100 diversi indicatori e rappresenta una delle analisi più penetranti al mondo sulle performance dei paesi del G20 in tema di mitigazione e adattamento al clima, con un occhio a energia e finanza sostenibile. Attraverso lo studio di differenti indicatori gli analisti sostengono che i leader del G20 stanno ignorando il rapido sviluppo delle industrie green continuando ad investire per esempio nel settore del carbone e del gas, rischiando così di compromettere le tendenze positive - quali il calo delle emissioni - ottenute grazie a parte degli accordi di Parigi e agli effetti legati alla pandemia. Viene specificato per esempio come finora 19 paesi del G20 continuino a fornire sostegno a industrie del petrolio, carbone e gas, mentre soltanto quattro hanno sostenuto più i settori green e delle rinnovabili che quelli fossili. Inoltre, "quattordici nazioni del G20 hanno salvato le compagnie aeree nazionali senza vincolare i soldi pubblici a condizioni climatiche". In un contesto di luci e ombre, va detto però che la quota delle rinnovabili è aumentata in almeno diciannove  paesi del G20 fino al 2019 "e si prevede che crescerà in tutti i paesi del G20 nel 2020". Con le emissioni legate all'energia in calo generale, quelle legate al carbone sono diminuite in parte, anche se per trasporti e industria aumentano. 

L'Italia va male. In questo contesto il rapporto ha analizzato la situazione dei vari Paesi del G20 e l'Italia risulta ad oggi uno degli stati che ha pagato un prezzo altissimo in termini di vittime legate alla crisi climatica. A causa degli eventi climatici estremi in media nel nostro Paese ogni anno si registrano infatti 997 vittime (siamo terzi tra i paesi del G20 per morti legate a eventi climatici estremi) con un costo di oltre 1,4 miliardi di euro. Secondo il rapporto di Climate Transparency i settori che nel nostro paese contribuiscono di più alle emissioni climalteranti sono i trasporti (31%), elettrico e riscaldamento (26%) e edilizio (19%).

Per fortuna cresce e si rafforza il comparto delle energie green, ma nonostante l'aumento dell'utilizzo delle rinnovabili negli ultimi due decenni  i combustibili fossili (petrolio e gas su tutti) costituiscono ancora il 79% del mix energetico italiano, se in questo calcolo si contano energia elettrica, riscaldamento,  carburanti e altre variabili. "Solare, eolico, geotermico e biomasse rappresentano solo l'11,7% dell'approvvigionamento energetico italiano". Fra le note positive in Italia c'è una forte crescita delle rinnovabili, soprattutto per il settore dell'elettrico. "Le rinnovabili rappresentano il 41,4% del mix energetico, ma manca ancora una strategia a lungo termine (obiettivo al 2050) verso il 100% di rinnovabili". Va ricordato che l'Italia produce solo il 7% dell’elettricità dal carbone ma  il gas rimane "la fonte per l'elettricità più importante (48%)". Recentemente, uno studio di EMBER, ha ricordato come l'Italia sia fra i paesi che contribuiscono maggiormente a bloccare la transizione dell’energia elettrica dell'UE proprio per le sue volontà di espansione al livello europeo dell'uso del gas fossile nel settore dell'energia elettrica, con il rischio che  entro il 2030 l'Italia sia responsabile di circa il 10% delle emissioni del settore energetico dell'UE (terzo più grande emettitore per emissioni legate alla produzione di energia elettrica).

Fra i numeri delle analisi, anche quelli relativi ai trasporti, che indicano come nel nostro paese l'82% del trasporto passeggeri è effettuato con auto privata e il 78% del trasporto merci è effettuato su strada, entrambi settori ancora dominati dalle fossili. Se infine si guarda alle emissioni dirette degli edifici in Italia (fra cui anche riscaldamento, cucina e altri) rappresentano quasi un quinto (18%) delle emissioni totali di CO2 del Paese e sono più del doppio della media del G20. Il report sottolinea dunque l'importanza di "migliorare l'efficienza energetica degli edifici, soprattutto nel Nord Italia, per ridurre l'emissione". Impegno che andrebbe preso anche nel settore industriale dove oggi le emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili rappresentano il 16% delle emissioni totali di CO2 del Paese.

G20, serve di più. In generale, a livello europeo, il report suggerisce la necessità di un maggiore impegno nel rispettare gli accordi di Parigi chiedendo ai vari paesi "più ambizione". Mentre l'Ue sta cercando di aumentare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni fino ad "almeno il 55%" , il rapporto sostiene che dovrebbe essere di "almeno il 65%". Per quanto riguarda l'Italia nel ridurre le sue emissioni, viene suggerita la necessità di "adottare una strategia al 2050 con chiari obiettivi al livello settoriale per raggiungere la neutralità climatica". All'interno di questa strategia dovrebbe essere specificata, chiosa il rapporto, una inversione di rotta per quanto riguarda gli investimenti, finora dedicati più al fossile che alle rinnovabili, tendenza che andrebbe urgentemente invertita.