Televisione

"Scappo dalla città: ecco perché si sceglie di vivere in campagna"

Una puntata del programma "Scappo della città" in onda su laF 
In onda da oggi su laF il programma, condotto da Arianna Porcelli Safonov, che racconta le storie di chi, come lei, ha scelto di vivere in campagna: "Mi sono detta che avrei provato per un anno, sono ancora qui"
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Campagna, il nuovo Eden dei giovani, pur se scomoda, complicata, ostica, oggi si ragiona ad acri e non più a metri quadrati. Per i metropolitani pentiti, sveglia all'alba, di notte a fare conti che non tornano, stagioni buone, altre cattive, il raccolto, a spiare pioggia, grandine, ogni anno punto e daccapo. Archiviata la smania carrieristica tanto retrò, la contemporaneità ha regalato il mood delle radici, intese quasi in senso fisico, che i nonni sudando sette camicie erano riusciti a superare. Il massimo non è più guidare una Ferrari, ma un trattore. Incertezza economica, Covid, tutto porta il nuovo migrante alla fattoria, al riparo del paesello. Tanto è sentita nel mondo questa esigenza all'isolamento e alla vita spartana in conformità con la natura, che è diventata un programma televisivo anche in Italia, al pari dello statunitense "Vado a vivere in Alaska".

"Scappo dalla città": in tv gioie e dolori della vita in campagna


Perciò val la pena vedere "Scappo dalla citta", una produzione originale laF – tv di Feltrinelli, realizzata da Oki Doki Film. Regia Alessandro Sasha Codaglio. Autori: Andrea Piana, Arianna Porcelli Safonov. Direttore della fotografia: Dario Ghezzi. Produttori esecutivi: Beppe Manzi e Erika Ponti. In onda ogni lunedì dal 9 novembre alle 21.10 su laF (Sky 135) e on demand su Sky e SkyGo. Arianna Porcelli Safonov, autrice e conduttrice del programma, sulla sua scelta bucolica ha già scritto un libro, Fottuta campagna (ispirato da "Walden vita nei boschi" di Thoreau)  e ne parla anche se non lo vedrà, avendo abolito la tv.

Arianna, ci racconta la storia del suo secondo cognome?
"Il nome esotico mi ha salvata. In realtà tutti e due sono i cognomi di mio padre, nato a Genova ma di origine russa. La sua famiglia arrivò in Liguria nel 1917 per sfuggire alla Rivoluzione d'ottobre. Io invece sono romana e vivo nell'Appennino tra quattro province, Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova, un angolo di Lombardia dove iniziano i primi crinali appenninici. Nel Borgo dove abito siamo in 12. In estate arriviamo a 20. Prima ho vissuto un po' in giro per il mondo ma ero a Madrid quando mi sono decisa a cambiare tutto. Mi sono detta, provo per un anno e scelsi un fienile. Sono qui da sei".

Perdoni, lei è sposata, fidanzata, single?
"Sono arrivata single".

Ha trovato il compagno fra 12 anime sperdute in campagna?
"Non dirò di più. Soltanto, guardiamoci dai pregiudizi a proposito di contadini ignoranti, poco intelligenti e tutto quel che segue. La disperazione dell’uomo è diffusa ovunque, ma qui si hanno priorità diverse e puoi trovare qualcuno che ti parla senza sovrastrutture".

Lei racconta otto storie in otto puntate. Storie di chi non solo se ne è andato dalla città ma che in posti sperduti ha organizzato un altro lavoro, del tutto diverso dal precedente.
"Dopo aver scritto un libro sul tema ho rielaborato e con il regista abbiamo cercato i racconti giusti. Ecco allora Emanuele che vive da solo in un borgo abbandonato, Miriam che con il suo compagno alleva bachi da seta e ha inventato metodi naturali e innovativi per non uccidere la farfalla e che tesse e colora in casa. Ricordiamoci che ogni tradizione, all'inizio, era innovazione".

Può tracciare l'identikit di uno di voi?
"Per lo piu giovani, colti, con esperienze all'estero, altamente specializzati, con una perfetta adattabilità sociale, uomini e donne in egual misura, provenienti da situazioni familiari diverse".

Perciò non dei disadattati.
"Assolutamente no. Però il nostro intento è un altro. Con questo programma vogliamo sfatare tanti luoghi comuni. Ai più sembra scelta facile, romantica, alcuni prendono la decisione con leggerezza sull'onda della moda. Invece no. Usiamo un registro ironico ma spieghiamo bene che la scelta è durissima dal punto di vista economico, psicologico, sociale. Difficilissimo anche per provetti imprenditori che hanno ereditato imprese e hanno in mano attività di famiglia prima abbandonate. Lo sforzo è immane".

Ma perché?
"Innanzitutto l'insediamento in un contesto agricolo selvatico. L'inserimento è complicato e se non ci sei abituato è ostico far capire ai vicini la tua rivoluzione agricola. Non sottovaluterei l'ostacolo sociale, convivere con la solitudine non è da poco. E c'è anche un problema femminile come racconta Silvia che sui monti veneti della Lessinia alleva e addestra cani da pastore. L'ostacolo peggiore è dato dall'inferno burocratico che in campo agricolo è enorme".

C'è anche altro, vero?
"Vivi nella conferma continua della tua scelta. In città non accade, tutto è semplice e scontato. Qui no, sei sempre in bilico con il pentimento".

Dunque niente sapore anni Settanta, figli dei fiori e tutto il resto?
"La nostra scelta ha molto poco di fricchettone. Se non sei tosto resisti un anno al massimo. Qui si vive più poveri e più impegnati. Sveglia all'alba, lavoro nei campi e poi una notte infinita fatta di fatture, vendite, burocrazia. E di notte che scatta il lavoro amministrativo. Un incubo. Eppure siamo tutte persone felici".

Si va per trovare se stessi?
"Si va per incoscienza. Il lavoro è tanto, faticoso anche fisicamente".

Dove sta il bello?
"Per me la differenza è anche nel tempo libero. Prima lo lasciavo andare senza badarci. Ora me lo godo in base alle stagioni. Passeggio nei boschi, nuoto nei fiumi, vado in mountain bike, una qualità prima sconosciuta".

Amici ne ha?
"Certo, tanti più grandi di me che non si sono mossi di qui e poi c'è il giro di chi è tornato, di chi ha fatto la tua stessa scelta. Perché è inutile negarlo, per la gente del posto resti sempre un forestiero e pure strano".

Di che cosa ha più paura?
"Della convivenza con bestie che stanno solo qui".

Topi? Cinghiali?
"Quelli li avete pure in città. Parlo dei lupi, dei serpenti. Ma anche loro ti aiutano nella percezione delle stagioni, le senti arrivare prima che arrivino, ti accorgi dell'inizio, quella sensazione esatta che ti fa dire a fine luglio, 'sta arrivando l'autunno'".

Che cosa le manca davvero?
"A 38 anni, ogni tanto ho bisogno di un po' d'Ibiza. Ma dura pochissimo".