Clima, attenta Italia: stai rallentando sulla strada della decarbonizzazione.

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa 
Le misure per tagliare le emissioni di gas serra - una road map con 40 misure green in 7 settori economici - contenute in un rapporto presentato in occasione della Conferenza nazionale sul clima, da Italy for Climate. Il messaggio del ministro dell'Ambiente Costa: "Possiamo aiutare le imprese attraverso recovery plan, poi cammineranno da sole"
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ROMA - L'Italia, nonostante sia particolarmente esposta ai danni causati dal cambiamento climatico, ha rallentato il passo sulla strada della decarbonizzazione. Dopo un decennio di buone performance, che tra il 2005 e il 2014 ha visto diminuire del 27% le emissioni, con un taglio di 160 milioni di tonnellate di gas serra, dal 2014 al 2019, in concomitanza con una timida ripresa economica, ha ridotto solo dell'1,6%. Per indirizzare i finanziamenti "green" del Recovery plan verso l'obiettivo del taglio del 55% delle emissioni di gas serra al 2030, è disponibile una road map con 40 misure green in 7 settori economici (industria, trasporti, residenziale, terziario, agricoltura, gestione dei rifiuti, generazione elettrica) contenute in un rapporto presentato oggi in occasione della Conferenza Nazionale sul clima, da Italy for Climate, l'iniziativa promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da un gruppo di imprese.

Fra gli interventi indicati nell'Italy Climate report 2020, sarà necessario raddoppiare la produzione di fonti rinnovabili, un miglioramento senza precedenti dell'efficienza energetica, conseguendo al 2030 una riduzione dei consumi energetici del 43% rispetto allo scenario tendenziale di riferimento. Ma anche questo non sarà sufficiente se non si metteranno in campo azioni per tagliare del 25-30% anche le emissioni non energetiche, non derivanti cioè dall'utilizzo energetico dei combustibili fossili, prodotte dai processi industriali, dall'agricoltura e dalla gestione dei rifiuti. Il rapporto propone sei tipologie di interventi trasversali: introduzione di un sistema di carbon pricing; il passaggio da un modello lineare a uno circolare e rigenerativo; forte accelerazione nella ricerca e sviluppo e nella diffusione di soluzioni innovative; semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli iter autorizzativi; promozione della cultura della transizione.

"La roadmap climatica per l'Italia è un un percorso da costruire assieme" - ha detto Sergio Costa, ministro dell'Ambiente, in un videomessaggio - e "noi abbiamo già ben iniziato riunendo gli stati generali e definendo con l'Unione europea il modo di intervenire". Il percorso "lo stiamo definendo in una negoziazione aperta con l'Ue", ma si deve porre attenzione per "aiutare le aziende nel momento della transizione, perché attraverso il recovery plan possono essere aiutate nella trasformazione della produzione per poi camminare sulle proprie gambe", perché "la parte più difficile è passare dal vecchio al nuovo sistema", .

"Siamo di fronte a una svolta, un passaggio epocale - ha detto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile - Se destineremo al clima una quota rilevante dei finanziamenti per la ripresa dalla più grande crisi economica dal dopoguerra, il rimbalzo delle emissioni dopo il crollo del 2020 ci allontanerà di nuovo dai nostri obiettivi" e l'Italia non si affermerà come "un Paese avanzato e competitivo sul principale terreno del futuro dell'economia globale, quello della green economy".

Il coordinatore di Italy for climate, Andrea Barbarella, ha spiegato che "è necessario moltiplicare gli sforzi e i progressi nel decennio in corso", diversamente "la finestra per rispettare il limite di 1,5 gradi centigradi di riscaldamento globale si chiuderà per sempre". La road map proposta da Italy for Climate per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 prevede una riduzione delle emissioni del 55% rispetto al 1990, a fronte del taglio del 19% registrato al 2019. Sarà necessario "raddoppiare la produzione di fonti rinnovabili, portandole nel settore elettrico al 67% della produzione nazionale e facendole crescere anche nella generazione di calore e nei trasporti: queste dovranno arrivare a soddisfare dal 18% attuale a circa il 40% del fabbisogno energetico nazionale. Ma questo da solo non basterà, avverte I4c. Sarà necessario "un miglioramento della efficienza energetica, conseguendo al 2030 una riduzione dei consumi energetici del 43% rispetto allo scenario tendenziale di riferimento; azioni per tagliare del 25-30% anche le emissioni non energetiche, non derivanti cioè dall'utilizzo energetico dei combustibili fossili, prodotte da industria, agricoltura e gestione dei rifiuti".

Per contrastare il cambiamento climatico "è necessario cambiare paradigma ripartendo dalle infrastrutture e dalle grandi reti dell'energia - ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro nel corso del webinar - Dobbiamo promuovere una grande trasformazione del nostro tessuto sociale a livello globale e questo richiede forti investimenti pubblici. Se la soluzione per i problemi climatici è un grande Piano Marshall, questa è la soluzione anche per i problemi economici. Lo Stato ha il compito di favorire la transizione verso lo sviluppo sostenibile e come Governo stiamo lavorando per questo".

Il ministro per gli Affari regionali e Autonomie Francesco Boccia ha detto che "oggi in Parlamento approveremo il primo provvedimento in direzione Recovery fund. Penso che da qui a fine anno e poi da gennaio ad aprile del 2021 avremo il quadro definitivo non solo delle risorse quadro che vanno nella direzione della transizione energetica e dello sviluppo sostenibile ma avremo anche le misure di dettaglio. Anche per questo credo abbia senso tagliarci i ponti alle spalle e imporre sulle politiche pubbliche un vincolo molto chiaro".

"In un contesto post pandemico, le direttrici dello sviluppo sostenibile e dell'innovazione possono costituire un volano eccezionale per la ripresa economica - ha detto il presidente del Gse, Francesco Vetrò, concludendo la tavola rotonda - È il tempo di mobilitare le risorse per stimolare investimenti pubblici e privati in un quadro di certezza delle regole che garantisca, in ultima istanza, gli investitori". Il Gse, "in considerazione del proprio ruolo neutrale" può "correttamente garantire il più efficace utilizzo delle risorse europee destinate alla transizione energetica", ha concluso Vetrò.
(ANSA).

DR