Il progetto plastic free “esplode”, già decine le vostre segnalazioni

Reale Società Canottieri Bucintoro

Le buone pratiche della ecosostenibilità ambientale partono soprattutto dalle madri: una nuova consapevolezza si fa strada

Ognuno ci mette del suo. Aziende grandi e piccole, comuni e partecipate, scuole e società sportive, associazioni e volontariato. E poi le mamme, tante mamme. Sembrano loro, a suonare la carica dal basso.

Per un mondo meno inquinante, ma più in generale per un’idea di sostenibilità ambientale ampiamente diffusa, in una terra come il Veneto da sempre all’avanguardia nel riciclaggio dei rifiuti, ma anche in quello dei soldi e delle coscienze, capace di ragguardevoli crimini ambientali.

Appena una settimana fa, da queste colonne abbiamo lanciato il progetto Plastic Free, una campagna di raccolta di progetti grandi e piccoli. “Best practices” quotidiane, o rivoluzioni industriali: ognuno fa la sua parte. Queste due pagine affiancate sono un primo, piccolo tributo alle vostre segnalazioni. Altre ne seguiranno, qui sulla carta e sul nostro sito.

Le donne, dicevamo.

C’è Laura che a Padova organizza incontri tra mamme per spiegare come si usano i pannolini lavabili e al tempo stesso ha messo su la «Stoviglioteca», un kit di 30 coperti per le feste, con cannucce di bamboo su richiesta: prestito su prenotazione e noleggio a offerta libera.

C’è Cristina di Sospirolo che ci crede davvero: «Sto acquistando frutta, verdura e carne solo se non confezionate nei contenitori di polistirolo e dove mi è possibile - racconta - utilizzo i sacchettini riutilizzabili. Uso detersivi alla spina, autoproduco lo yogurt e dove mi è possibile acquisto cibo che trasporto con i miei contenitori».

C’è Chiara che ci racconta della Cooperativa Cadore SCS e dei servizi sociali del territorio che hanno avviato un laboratorio in cui alcuni giovani con difficoltà di inserimento lavorativo lavano e imbustano posate in acciaio da utilizzare durante feste e sagre paesane.

C’è Barbara di Treviso che ricrea abbigliamento e accessori utilizzando capi, asciugamani, tovaglie e altro «rigorosamente del passato e ricamati a mano da sapienti mani, e ora gettati». Per la confezione usa accessori di fornitori che aderiscono alla filiera della moda sostenibile e si è inventata anche un suo brand azzeccato: «PreLove», ovvero «Già amato!».

C’è Annalisa, che come moltissimi altri si occupa della sensibilizzazione dei più giovani, specie nelle scuole, e che con un gruppo d’insegnanti ha lanciato il progetto «Una bottiglia in meno».

Bisogna sopravvivere alle mode del momento, è chiaro. Perché adesso è tremendamente cool avere la propria bottiglia d’alluminio sulla scrivania, magari brandizzata. E’ il nuovo politicamente corretto, e va bene. Ma l’importante è che vi sia una gemmazione di iniziative, una sensibilità condivisa che impronti di sé le tante, piccole pratiche quotidiane.

Dopotutto se “plastic free” è chic, è più facile convincere le filiere produttive a mettersi in mostra con progetti sostenibili che vadano esattamente in quella direzione. Dopotutto, è quanto stiamo facendo noi qui, adesso: dare spazio a chi crede nel progetto.Seguiteci, segnalate, ma soprattutto credeteci.

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