Empoli, l'effetto Juve è già finito: vince il Venezia

Una conclusione di Filippo Bandinelli (foto Sestini)

Due settimane dopo aver battuto i bianconeri a domicilio, gli azzurri cadono in casa contro i lagunari nello scontro salvezza

EMPOLI. Aurelio Andreazzoli è stato, purtroppo per lui, facile profeta. "E' più difficile gestire le vittorie che le sconfitte" aveva detto alla vigilia di Empoli-Venezia. Al termine di 101 minuti, tanto è durata la partita tra "cooling break", infortuni veri e svenimenti tattici degli ospiti, la profezia si è avverata. Due settimane dopo aver battuto la Juventus a domicilio, gli azzurri perdono in casa contro i lagunari una sfida che ai fini del campionato valeva più di quella dell'Allianz Stadium.

Finisce 2-1 per gli arancio-nero-verdi, che a questo punto si candidano a diventare la bestia nera degli azzurri, a partire da quel 3-2 (da 0-2) di un quarto di secolo fa che fu l'inizio della fine per l'Empoli in quel campionato, per continuare coi quattro punti strappati agli azzurri durante la passata stagione per finire oggi con una prova impeccabile, più di spada che di fioretto, comunque efficace.

E' sembrata una partita già scritta, con Johnsen che già al 3' sfiora il gol dopo essersi bevuto Ismajli e averlo fatto ammonire 4 minuti dopo. Gli ospiti sono passati all'incasso al 13' col giovane Busio lesto a riprendere una respinta della difesa e a servire di prima Aramu il cui cross viene trasformato in oro da Henry che anticipa Luperto e Vicario.

Il primo tiro degli azzurri nello specchio arriva al 28', ma già al 32' Vicario è costretto a salvare sullo scatenato Johnsen. L'Empoli si vede solo nel quarto d'ora finale del primo tempo, ma è un assedio sterile e c'è sempre uno stinco a deviare i tiri verso la porta di Lezzerini, ammonito già alla mezz'ora per perdita di tempo.

Nella ripresa Andreazzoli tenta di tappare la falla a sinistra facendo esordire Tonelli al posto di Ismajli e gettando nella mischia Di Francesco per Bandinelli. Il risultato non cambia, perché il Venezia ha la forza di non mollare e poi il calcio è fatto anche di casualità, quando Vacca si fa male al 67' e Zanetti è costretto a far entrare Okereke. Non l'avrebbe mai fatto perché mancava quasi mezz'ora e aveva già fatto tre cambi. Sarà proprio Okereke a chiudere la partita due minuti dopo partendo dalla sua metà campo e uccellando l'intera difesa azzurra con un diagonale che non lascia scampo a Vicario.

La partita potrebbe riaprirsi all'87' quando il non impeccabile (e dal cartellino facile) arbitro Rapuano concede un rigore per un fallo sul subentrato Henderson. Lo vorrebbero battere tutti, tocca a Bajrami che non sbaglia, ma ormai è troppo tardi, nonostante i sette minuti di recupero. Nella giornata in cui gli azzurri ritrovano, in parte, il proprio pubblico e il tifo, non trovano i tre punti che sarebbero serviti.