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Empoli, una strada che libera dall'obbligo di vincere

Alessio Dionisi, 40 anni, è il nuovo allenatore dell’Empoli: l’accordo è stato raggiunto venerdì 7 in un lungo summit a Monteboro (Foto Fabio Muzzi)

Non è ancora il nuovo allenatore dell’Empoli, Alessio Dionisi. Ma lo è in pectore. In attesa che risolva il contratto con il Venezia, infatti, il tecnico e gli azzurri si sono già detti sì.

Ed è una scelta, quella del nuovo timoniere, che ricalca fedelmente la linea del nuovo/vecchio corso invocata dal presidente Fabrizio Corsi a poche ore di distanza dall’amara notte di Verona. Al di là degli uomini che cambiano (allenatore) o che restano (direttore sportivo) sarà differente l’atteggiamento. Niente spese folli, anche perché non ci sono quasi 60 milioni da incassare sul mercato come la scorsa estate, niente proclami.

L’obbligo di vincere, in sostanza, passa ad altri. Anche perché l’Empoli proprio non riesce a gestirlo, storicamente. Così l’ipotetica prima fila della prossima toccherà a neo-retrocesse e neo-promosse. Già, perché fra chi arriva dal piano di sotto ci sono niente meno che il Monza (e dunque Berlusconi), il Vicenza (Renzo Rosso, patron della Diesel) e la Reggina (piazza ambiziosissima).

Gli azzurri partiranno dietro. Da una buona base (anche perché La Mantia, Mancuso e Bajarmi fanno un attacco da quasi 10 milioni) ma anche con giovani della casa (Viti e non solo) o di rientro (Zappella e Damiani). Servirà tempo e lavoro per crescere, insomma. E servirà che anche l’ambiente sia pronto a fare il passo indietro. Compresi quelli che ripetono come un mantra “l’Empoli deve tornare a fare l’Empoli” ma poi non sono contenti se non ci sono vittorie e calcio spettacolo insieme. E no, signori, questo non è e non può essere l’Empoli... —