Mister Indiani, eterno “ragazzino” di 68 anni. In vetta grazie all’entusiasmo contagioso 

Paolo Indiani

L’allenatore certaldese ha portato per la prima volta il San Donato Tavarnelle in serie C: «Vincere il campionato un risultato inaspettato»

 

«Ha detto il mi’ barista che se si vince oggi si vince i’ campionato». È il 27 febbraio (2022) e il San Donato Tavarnelle, primo in classifica nel girone E di serie D, si gioca molte chance di fuga sul campo del Follonica Gavorrano. Nemmeno a farlo apposta, la squadra allenata da Paolo Indiani prima di diventare l’allenatore dei gialloblù. Il mister entra nello spogliatoio dei suoi e, per caricarli, chiama in causa la premonizione del barista di fiducia. Specificare com’è andata è una formalità: vittoria a Gavorrano e vittoria del campionato con una giornata d’anticipo dal termine, portando il rampante club del Chianti tra i professionisti per la prima volta nella propria storia.
 
È il calcio di frontiera, a metà strada tra gli amatori e la serie A, dove il pallone è spesso una professione ma ai campi di provincia, quelli no, non si può sfuggire. O nel caso di mister Indiani, non si vuole sfuggire. Come del resto dalla sua Certaldo, piccolo borgo dalla grande prosa, dove la vita è una novella senza filtri, come quelle del Boccaccio. «Sono nato, cresciuto e sempre stato residente a Certaldo, eccetto quando son stato fuori ad allenare. Essere certaldese mi ha influenzato in toto – commenta – Certaldo è un paese che ti prende, campanilistico e coinvolgente. Un centro piccolo ma bellino». Certaldo centro paese dove Indiani nasce nel 1954, vive (tutt’ora), cresce e lavora, per tanti anni come dipendente nella segreteria generale del Comune. Fino al 1998, momento nel quale il calcio diventa attività a tempo pieno. «Per fortuna da lì è sempre stato un lavoro e lo è tutt’ora – precisa – oltre che una grande passione. Ho sempre l’entusiasmo dei primi tempi e all’allenamento ci vado volentieri, anzi a dire la verità non vedo l’ora che ci sia».
 
Parlare di una forza della natura non è per niente improprio, non solo per l’energia che mette nell’allenare gli altri, ma anche per la dedizione e lo spirito profuso nel farlo con sé stesso, alle soglie dei 68 anni. «Son contento di stare coi giovani perché ridivento giovane anche io – scherza il “ragazzino” – anzi a volte mi sento anche più giovane di loro. Tutti i giorni faccio 6-7 chilometri di corsa. Ogni mattina devo fare almeno un’ora e mezzo di attività fisica, altrimenti la giornata non comincia bene. Ho bisogno di stare in movimento, infatti sono nato in un campo sportivo e probabilmente ci morirò. O su una panchina mentre alleno o da qualche parte mentre corro».
 
Parole schiette, ruvide, spontanee. Un modo diretto di comunicare che ricorda per certi versi quello del concittadino e amico Luciano Spalletti, che non ha esitato a complimentarsi con lui per la grande stagione. «Ci siamo “messaggiati”, mi ha fatto i complimenti e poi ci siamo presi un po’ in giro come sempre». Goliardia ma anche grande serietà, che lo ha reso un allenatore apprezzato e vincente del calcio toscano e interregionale. Compreso il biennio d’oro al San Donato. «Due annate straordinarie. Ciò che abbiamo fatto quest’anno è frutto anche delle basi gettate l’anno scorso, anche se vincere il campionato è stato un risultato inaspettato». «Per il prossimo anno si vedrà – glissa il mister – ora godiamoci questa bell’impresa. Arriviamo all’ultima giornata con 85 gol fatti e 78 punti. A questi livelli non mi era mai successo». 
 
«Il mio modo di allenare ha alla base il coinvolgimento mentale ed emotivo dei giocatori. Sul campo sono esigente – ammette l’ex dipendente comunale – però se i giocatori mi seguono si divertono e i risultati arrivano. I messaggi più belli che sto ricevendo son quelli dai miei ex giocatori. Significa che ho lasciato qualcosa». Il suo amore per il bel gioco non è un segreto, sia per il calcio guardato che, soprattutto, per quello costruito dalla panchina. In ogni caso argomenti di dissertazioni col barista veggente e motivatore. «Paolo viene da me tutte le mattine a prendere il caffè – dice l’amico e confidente Giovanni Bazzani, gestore del Bar Italia in via II giugno – ci conosciamo da più di vent’anni. Tante volte passa da me e si chiacchiera di calcio e sport. Io son di parte ma lo vedo un allenatore di un’altra categoria». «Per carità ha un bel caratterino – scherza in chiusura Bazzani – non è cambiato d’una virgola».Il calcio, la famiglia, la corsa, il bar, gli amici. Un sistema di valori semplice ed efficace. Schietto, alla Paolo Indiani.