Vicario, la saracinesca con un cuore d’oro
 

Un intervento di Vicario

Il portiere dell'Empoli sta ospitando una mamma col figlio fuggiti dall’Ucraina

 

Empoli. La vittoria storica sul campo della Juventus, con la punta delle dita a dire no al gol di Federico Chiesa. E poi la capacità di dare sicurezza a un reparto arretrato che, di lui, si fida anche quando c'è da impostare il gioco. Un ragazzo, classe 1996, che allo scoppio della guerra non ha pensato un attimo ad aiutare Milan e Anna, figlio e mamma ucraini, scappati dall'orrore della guerra e ospitati nella sua casa di Udine. E per questo premiato con il prestigioso premio “Radaelli” (i dettagli nell'articolo qui sotto). Guglielmo Vicario, però, è anche molto di più di questo per l'Empoli. È un portiere sul cui futuro si discute e ragiona già adesso, anche perché il suo cartellino ha visto balzare in avanti, forse raddoppiare, il suo valore di mercato. Lui, però, ora pensa a godersi solo questo finale di stagione con un gruppo nel quale si è trovato alla grande. Senza pensare troppo al futuro, neppure se questo si chiama Nazionale. «Il mio obiettivo è di chiudere alla grande questa stagione con questo gruppo fantastico – spiega Vicario – Poi, per il resto, lavoreremo duro senza porci troppi traguardi che non siano a breve termine». Nessun riferimento alla nazionale, segnale di una testa concentrata fin sul prossimo impegno con la Salernitana, per regalare comunque una giornata memorabile, l'ultima stagionale al Castellani, ai tifosi. «Come ha detto di recente anche mister Andreazzoli, noi siamo molto riconoscenti per quello che i tifosi portano allo stadio ogni partita. Noi ci immedesimiamo con loro e con la città di Empoli. Ci sono stati vicini anche nei momenti difficili e ci hanno sempre fatto percepire il loro calore e il loro affetto. Ora li aspettiamo numerosi per la partita di sabato con la Salernitana». Un passo indietro, però, è doveroso. A San Siro con l'Inter, infatti, l'Empoli ha spaventato i campioni d'Italia in carica. Andando sul doppio vantaggio, grazie anche alla manovra avviata dal basso proprio da Vicario. «Fondamentale è il lavoro che facciamo tutte le settimane durante gli allenamenti. Il bello è rivederlo quando lo si fa in campo, è la gratificazione più grande. Così come successo in una parte di gara a San Siro. Il miglioramento, però, non si raggiunge mai in maniera definitiva, ma bisogna lavorare sodo tutti i giorni per rendere certi gesti tecnici dei veri e propri automatismi». Per crescere e migliorarsi, però, ogni portiere studia e analizza i gesti tecnici anche dei “colleghi” di ruolo. E su quello al quale Vicario prova a “rubare” qualcosa non ci sono dubbi per il numero uno dell'Empoli. «Ci sono molti portieri che in questa stagione hanno disputato un grande campionato. Io guardo tanto Andrea Consigli che, secondo me, è uno dei migliori interpreti italiani per il ruolo, per attenzione e personalità con la quale gestisce le situazioni di campo». Il numero 1 azzurro, però, ha mostrato in questa stagione di valere tutta la fiducia che la società e Andreazzoli hanno avuto in lui. Ma se dovesse scegliere una parata, quale metterebbe nella sua personale lista delle più belle? «Direi che possiamo tornare quasi a inizio stagione, quella che mi porto dentro è sicuramente quella fatta all'Allianz Stadium di Torino su Chiesa, decisiva anche per una vittoria che passerà alla storia per l'Empoli». Il gesto più bello di Vicario, però, non è stato tecnico. Ma quello di ospitare una famiglia in fuga dalla guerra. «Il merito è da condividere con i miei genitori, tutto è partito da loro. Milan e la mamma Anna stanno bene. Lui è contento, anche perché da un mesetto ha iniziato a giocare a calcio. E si procede bene anche con l'imparare l'italiano. E noi siamo contenti di averli con noi».