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Fabbrica creativa, chiuso il ristorante: parte l’appello per riaprirlo

L’esterno del ristorante Facto al Molino, lato corso, visto dall’alto

A lanciarlo Silvia Greco, artista e fondatrice di “Facto”: «Questo locale è il nostro cuore pulsante, deve ripartire»

MONTELUPO. Un’associazione per la promozione di eventi culturali, studi e uffici di co-working in affitto, un open space per gallerie e mostre d’arte, un bed and breakfast all’occorrenza dimora per artisti di passaggi e un ristorante – unica attività profit (srl) – adesso in vendita per 60mila euro o comunque in cerca di gestori illuminati.

A molti non basterebbero dieci vite per mettere assieme tutto questo, Silvia Greco (45 anni) lo ha fatto in pochi anni. E per quanto sia in cerca di partner per l’attività ristorativa, fermata dall’emergenza Covid, di porre fine alla ruota lanciata quattro anni fa e tuttora viva e vegeta proprio non ne vuol sapere. Per quanto sembrino monadi isolate descritte una di seguito all’altra, le idee di Silvia non sono divisibili. Esattamente come la sua natura di artista contemporanea si fonde con quella di montelupina (anche se d’adozione, empolese d’origine) amante del territorio e di una socialità tesa alla condivisione culturale. Troppo materiale, per restare inespresso.


E infatti nel 2018 è sfociato in Facto (Fabbrica Creativa Toscana) , un fiume in piena – visto che si affaccia sul torrente Pesa – di idee e progetti a sfondo artistico, così omnicomprensivo da risultare visionario, in cui Silvia ha messo tutta sé stessa e 280mila euro di investimenti tra risparmi e finanziamenti, ristrutturando e prendendo in gestione sei fondi immersi nel centro di Montelupo (via XX settembre), per realizzare il sogno di una factory creativa, crocevia di artisti e visitatori, che poi potessero sedersi assieme a tavola a ristorante, affacciato sia sul corso che sul Molino dell’Elmi. «Abbiamo aperto i primi spazi a fine maggio 2018, il resto nel 2019. È stato come lanciare tante start up tutte assieme – commenta Silvia Greco – ma è andato tutto alla grande. Abbiamo organizzato tanti eventi e il progetto è cresciuto». Poi purtroppo la diga Covid ne ha arginato il flusso. «La pandemia ha spento ogni tipo di attività del progetto, pensato all’insegna della socialità e della contaminazione attraverso la chiave dell’arte contemporanea. Nel 2020 abbiamo riaperto il ristorante a luglio, per poi essere costretti a richiudere a novembre. Da lì non abbiamo più aperto. Mi sono trovata sola e non me la sono sentita – ammette l’ideatrice di Facto – non solo per i costi ma anche per un discorso di forze gestionali».

«Per questo sto cercando un acquirente dell’attività ristorativa – che essendo praticamente nuova ha messo in vendita per 60mila euro – o in alternativa un socio gestore che possa affiancarmi e occuparsi del ristorante. Il sogno sarebbe trovare un giovane visionario che veda in Facto al Molino la magia che ci vedo io, facendolo rimanere il cuore del progetto. Un partner che condivida il nostro cammino e che ci permetta di avere le persone giuste nei vari ruoli chiave. Il co-working va avanti da solo, garantendo sostenibilità alla struttura. E tra poco ufficializzeremo una reinterpretazione di Facto – svela Greco – in cui l’arte esce dai luoghi chiusi e irrompe nel centro urbano». A spingerla ancor di più la sfida alla rigenerazione urbana, in tempi di abbandono dei piccoli centri. «Ho due figlie adolescenti e voglio lasciar loro l’idea che facendo sacrifici si può costruire qualcosa di bello anche a casa nostra».

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