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Si punta sull’Elsa dopo il “naufragio” dell’acqua calda e del gas sotterraneo

Il fiume Elsa a Certaldo

In Valdelsa ci sono stati molti studi per trovare energia. Ma al momento funzionano solo le turbine lungo il fiume

CERTALDO. Il sottosuolo del territorio dell’Empolese Valdelsa sin dagli anni Ottanta è oggetto di studio e di interesse da parte di imprenditori e multinazionali. Oggi più che mai considerati i problemi legati al costo dell’energia elettrica e dello stesso gas sul quale il nostro paese dipende in larga parte dall’estero. Motivo in più per il quale studi ed approfondimenti nel corso degli anni si sono susseguiti. Con molti colpi di scena e domande che hanno riguardato anche altre risorse. Sicuramente la Valdelsa è stata quella maggiormente interessata da questi studi. A Montespertoli anni fa vi fu la richiesta da parte del gruppo Sol di sfruttare nelle campagne del territorio l’anidride carbonica presente. Con essa si danno le bollicine all’acqua per renderla frizzante, ma si usa an che per conservare al fresco la carne che consumiamo. Insomma, una risorsa che vale milioni di euro. Cominciarono degli studi nelle campagne ma alla fine il progetto naufragò, complici anche le tante proteste cittadine e i dubbi che mise subito in evidenza l’allora sindaco, Giulio Mangani. Ancora oggi, si vedono le valvole dei primi studi, adesso arrugginite.

Pochi anni dopo questo tentativo naufragato fu Certaldo ad entrare nel mirino di colossi del settore. Anche all’epoca, curiosità del caso, il protagonista fu un professionista montespertolese, Andrea Piazzini, il quale, avvalendosi della collaborazione di un noto geologo certaldese, Alessandro Murratzu, decisero di presentare una domanda in Regione Toscana per fare saggi nelle campagne di Certaldo. Le prime indicazioni, frutto di studi degli anni Ottanta, furono scoppiettanti: anidride carbonica pura al 99, 8%. Una percentuale che faceva gola a chi lavora quotidianamente con questo gas. Secondo uno studio ipotetico presentato da un tecnico esterno, il geologo Fabio Montagnani, all’epoca in consiglio comunale a Certaldo, l’anidride carbonica avrebbe portato annualmente ad una rendita di 14 milioni di euro. Cifre da capogiro, le quali però portarono alla nascita di un comitato che imbrigliò la politica locale e regionale, tale da veder l’intervento dell’allora presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, il quale decise con un provvedimento di bloccare l’estrazione tradizionale della CO2. Intervento che blindò tra l’altro il percorso del Pd locale e dell’attuale sindaco, Giacomo Cucini, uscito vincitore dal ballottaggio con il Movimento 5 Stelle, guidato allora da Fabio Cibecchini. Erano gli anni 2012 – 2014. A pochi chilometri di distanza, a Castelfiorentino, vi fu l’annuncio, inserito anche nel programma elettorale, di sfruttare la temperatura dell’acqua calda custodita nel sottosuolo da parte del gruppo francese Kyotherm. Un progetto sul quale anche il sindaco, Alessio Falorni, aveva strizzato l’occhio. Assemblee pubbliche, incontri e tanto entusiasmo. Un investimento che sfruttava la tecnologia del teleriscaldamento e che avrebbe comportato forte risparmio in bolletta per privati ed aziende, oltre che portare ad una riqualificazione del manto stradale del paese, il quale sarebbe stato attraverso da nuove infrastrutture. Ma anche in questo caso, dopo l’iniziale ottimismo, il gruppo non trovò il particolare interesse soprattutto degli imprenditori del luogo, disposti a spendere in questo ambizioso progetto, il quale poi è naufragato. Adesso, a partire dal 2020 vi è un altro progetto, che stavolta riguarda Certaldo e la tecnologia dell’idroelettrico: sfruttare il movimento dell’acqua del fiume Elsa per produrre energia elettrica con alcune turbine. Un progetto che potrebbe trovare concretezza sul tavolo della Regione Toscana nelle prossime settimane, dopo il primo disco verde che è già arrivato. Fa gola quindi il sottosuolo dell’Empolese Valdelsa.


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