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Emergenza Covid all'ospedale di Empoli: visite ridotte e più posti in terapia intensiva

Uno dei reparti Covid

La direttrice del San Giuseppe illustra la riorganizzazione dei servizi e dei reparti. Numerosi positivi anche nelle Rsa

EMPOLI. Ridotte le visite specialistiche e gli interventi chirurgici ma non quelli per patologie gravi. Presto aperti altri posti per la terapia intensiva. Questo, in estrema sintesi ,il quadro del San Giuseppe di fronte a un forte aumento di contagi. Mercoledì 12 gennaio nell’Empolese Valdelsa ne sono stati registrati altri 652.

RICOVERI

A spiegare la nuova organizzazione del San Giuseppe, di fronte al balzo delle positività, è la direttrice sanitaria Silvia Guarducci. Mercoledì 12 gennaio erano 83 i malati ricoverati in letti ordinari Covid, all'interno di tre reparti medici e uno chirurgico. «Sono stati poi inoltre allestiti posti letto per le partorienti positive e per i bambini in pediatria, essendo in crescita i numeri dei positivi anche in questa casistica», spiega la direttrice. In terapia intensiva ci sono quattro malati, su 4 letti attivi. A San Miniato , reparto ordinario, 14 letti tutti occupati. A cominciare da lunedì 17 gennaio, spiega Guarducci, «è previsto l’incremento dei letti di terapia intensiva e se ce ne sarà bisogno, è stato elaborato un piano per l’eventuale ampliamento dei letti ordinari. Le aperture dei nuovi posti letto nei nostri ospedali sono in linea con quelli della rete ospedaliera dell’azienda Usl Toscana centro che effettua un coordinamento due volte al giorno fra i 13 ospedali della rete».

RSA

Anche nelle Rsa della nostra zona ci sono diversi casi di positivizzazioni. «Tutte le residenze che hanno avuto casi – va avanti – si sono organizzate con “bolle” dedicate per i pazienti positivi e comunque quasi nessuno ha avuto bisogno di essere ricoverato in ospedale. Nei prossimi giorni verrà inoltre ampliata l’offerta di posti Covid nelle Rsa per facilitare la dimissione di pazienti, con il supporto della geriatria».

PRONTO SOCCORSO

Gli accessi dei pazienti senza Covid sono in linea con la media del periodo. «Sono invece molto aumentati nelle ultime settimane gli accessi in area Covid – spiega Guarducci – che sono passati da una media di 2 al giorno a novembre, a 15 dopo la metà di dicembre, agli attuali 22». Di pari passo sono incrementati rapidamente dalla seconda metà di dicembre i ricoveri Covid, per i quali ci assestiamo su una media di 9 al giorno.

RIORGANIZZAZONE

Per far fronte a questa nuova ondata, sono stati ridotti alcuni servizi ambulatoriali, per consentire ai medici la copertura delle guardie nei reparti Covid e sono stati ridotti gli interventi chirurgici programmati, garantendo però sempre gli interventi urgenti, la traumatologia e le patologie tumorali. «Al momento non abbiamo nessun servizio sospeso per il personale contagiato – spiega Guarducci – Tutto il personale, sanitario e non, continua a dimostrare la grande professionalità e lo spirito di collaborazione che ha mostrato in questi mesi, adattandosi ogni volta alla nuova alle nuove situazioni, per garantire la cura tempestiva di tutte le patologie, Covid e non.

PERSONALE

Mercoledì 12 gennaio c'erano circa «80 operatori positivi, sui circa 1500 dei tre stabilimenti, per la stragrande maggioranza paucisintomatici o asintomatici. In questi giorni molti operatori stanno già tornando con tampone negativo, dopo un periodo di malattia molto più breve rispetto alle scorse volte, grazie alle vaccinazioni – va avanti Guarducci – Sulla periodicità dei tamponi e per le altre indicazioni, ci atteniamo alle disposizioni regionali o ministeriali, che al momento non prevedono di inserire nei reparti il personale positivo».

I NUMERI

Lo scorso anno il numero di posti letto per pazienti Covid, sia ordinari che di terapia intensiva, era pressoché analogo a quello di quest’anno. «In questo periodo stavamo assistendo all’inizio della nuova curva ascendente, che avrebbe poi portato al picco di marzo e aprile – dice la direttrice – Quest’anno però la differenza è sulla tipologia di pazienti ricoverati, ovvero assistiamo ad una minore gravità della malattia e ad un decorso più veloce nei malati vaccinati, mentre i non vaccinati fanno la forma classica della malattia, con polmonite che necessita di supporto respiratorio (maschere, caschi) e in qualche caso di terapia intensiva. Quasi nessun paziente vaccinato con 3 dosi ha bisogno di assistenza ventilatoria , e rispetto alle scorse ondate si assiste sempre di più ad una casistica che necessita “bassa cura” (spesso anche per patologie preesistenti) o che presenta le usuali malattie internistiche, ma con riscontro di positività in assenza di sintomatologia Covid, pertanto è importante continuare a raccomandare la vaccinazione, perché anche se i casi attuali sono tanti, siamo sulla strada giusta».

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