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Empoli, la protesta dei medici di base: «Noi al collasso, impossibile curare i pazienti». Fiocchi gialli negli ambulatori

Un ambulatorio di un medico di famiglia e accanto il dottor Luciano Fanciullacci

Fanciullacci: «Si dovevano creare strutture organizzative come la medicina territoriali per far fronte alla necessità di curare le persone a domicilioi»

EMPOLI. Come gestire più di 200 telefonate al giorno? È l’interrogativo che i medici di medicina generale dell’Empolese Valdelsa si sono posti e che, fra i tanti problemi che vivono quotidianamente nel rapporto con i loro pazienti ai tempi del Covid, hanno deciso di mettere in campo con una protesta in rete. L’intento è chiaro: la situazione è talmente peggiorata fino al punto di minare seriamente la capacità di assistere adeguatamente i pazienti malati. Una protesta spontanea che viaggia in rete con una coccarda gialla a fianco di alcune parole chiave come “lasciati soli” e “vorremmo curarti”.

Al loro fianco c’è la federazione italiana di medici di medicina generale, Fimmg, con il vice segretario provinciale Luciano Fanciullacci, medico empolese, di 73 anni in pensione. Due anni di pandemia sembrano non aver insegnato molto nell’affrontare tutti quei problemi che si riversano negli studi e nelle incessanti telefonate che i medici ricevono loro, i primi baluardi sul territorio: «Quando si entra in una guerra, come quella contro il Covid, occorre fare scelte coraggiose e capire sin da subito quali sono i problemi. Il coraggio talvolta si traduce forse anche nel fare scelte che sembrano impopolari, lasciando la mediazione, ma andando al cuore di questi problemi. I medici non possono rispondere a più di 200 telefonate al giorno. Penso a mia figlia, medico, che ha un bimbo di 3 mesi e mezzo. Lei ha la fortuna di avere nonni che possono trascorrere del tempo con il loro nipote perché in questa situazione i medici passano gran parte della loro vita dietro ai loro pazienti» spiega Fanciullacci. L’attenzione si deve spostare dagli ospedali alla medicina territoriale: «Abbiamo parlato per mesi di ospedali pieni, sale convertiti in reparti Covid e ambulanze senza personale sufficiente. Sin da subito c’era un’altra faccia della medaglia che non è stata guardata. Si dovevano creare strutture organizzative come la medicina territoriali per far fronte alla necessità di curare le persone a domicilio. Ad oggi manca una organizzazione in grado di intercettare tutte le richieste dei cittadini. Vi sono persone a case malate che non sono mai state contattate». Sui continui cambiamenti delle regole per il tracciamento del Covid: «Ne bastano poche e buone. Basta una medicina territoriale efficiente e un ufficio igiene organizzato. Dovrebbe muoversi anche l’esercito». L’appello dei medici è una sorta di richiesta d’aiuto, in quanto tali figure vogliono assistere i cittadini.


Si preannuncia una massiccia adesione, in quanto questa protesta è di primario interesse per la popolazione. Nel messaggio che sta girando in rete si parla di difficoltà ormai non più rinviabili: « Stiamo assistendo sconcertati al collasso della medicina generale assieme a tutte le cure primarie, con numerosi disagi per la popolazione. Nell’interesse dei nostri pazienti lanciamo un grido di aiuto per focalizzare l’attenzione dei politici sulla medicina del territorio. Alziamo bandiera gialla come le navi che escono dalla quarantena. Da oggi attaccheremo alla porta dei nostri ambulatori una coccarda gialla con a fianco le parole come “lasciati soli” e “vorremmo curati”, e lo diffonderemo sui social. E spiegano ancora»: «Siamo un gruppo di medici di medicina generale per darsi supporto in questi ultimi due anni difficili che hanno reso la nostra attività lavorativa sempre meno al servizio della salute del cittadino e sempre più volta a colmare i vuoti organizzativi del sistema. La nostra bandiera gialla grida: “aiutateci a farci fare il medico” “aiutateci ad aiutarvi”.

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