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Coniugi fatti a pezzi e nascosti nelle valigie. Processo a febbraio per l’ex compagna del figlio

I rilievi dei carabinieri sul luogo del delitto. I coniugi Shpetim e Teuata Pasho erano scomparsi nel novembre del 2015. Dell’omicidio è accusata Elona Kalesha.

Secondo l’accusa la trentaseienne lo avrebbe fatto per non far sapere al fidanzato in carcere di essere incinta di un altro

FIRENZE. Omicidio volontario, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere. Sono queste le accuse per le quali ieri mattina il gup di Firenze ha rinviato a giudizio Elona Kalesha, la trentaseienne albanese accusata della morte dei coniugi Shpetim e Teuta Pasho, residenti a Castelfiorentino e scomparsi a Firenze nel novembre del 2015. I loro resti sono stati trovati cinque anni dopo, nel dicembre del 2020, in alcune valigie abbandonate in un terreno alla periferia del capoluogo toscano, lungo la Fi-Pi-Li accanto al carcere di Sollicciano.

Per la procura è stata lei a ucciderli, farli a pezzi e poi a nasconderli nelle valigie. Per fare tutto questo avrebbe agito con uno o più complici, ai quali al momento non è stato possibile dare un nome e un cognome. La donna infatti è accusata in concorso con ignoti. Il 15 febbraio 2022 siederà sul banco degli imputati davanti alla corte di assise di Firenze per la prima udienza del processo a suo carico. Secondo le indagini dei carabinieri, dirette dalla pm Ornella Galeotti, Elona Kalesha ha ucciso perché voleva impedire che i coniugi, genitori del suo ex fidanzato, rivelassero che lei aspettava un figlio da un altro uomo. La donna avrebbe abortito in ospedale a Firenze nell’ottobre del 2015, pochi giorni prima della scomparsa dei Pasho, avvenuta il 1 novembre, e della scarcerazione dell’ex fidanzato Taulant Pasho, detenuto nel carcere di Sollicciano fino al 2 novembre. Inizialmente nell’inchiesta era indagato anche Taulant Pasho, la cui posizione è stata poi archiviata dal gip, su richiesta del pm, insieme a quella del fratello della trentaseienne, Denis Kalesha.

Nei mesi scorsi quando è stato interrogato dalla pm Taulant Pasho ha detto di non avere mai saputo della gravidanza della trentaseienne, negando di poter essere il padre del piccolo, essendo detenuto. Inoltre alcuni familiari di Teuta Pasho avrebbero riferito agli investigatori che pochi giorni prima di scomparire la donna aveva manifestato la volontà di parlare col figlio di una cosa che riguardava Elona, e che allora lui avrebbe dovuto scegliere tra la sua famiglia e la fidanzata. Secondo gli inquirenti si trattava proprio della gravidanza tenuta nascosta. Ieri nel corso dell’udienza preliminare l’imputata Elona, Kalesha e l’ex fidanzato Taulant Pasho, che dopo essere stato archiviato ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile nel processo, si sono visti in aula dopo anni. I due non hanno risparmiato qualche intemperanza, e il giudice è stato costretto a riportare la calma per far proseguire nei loro interventi sia la pm che gli avvocati. Oltre al figlio della coppia uccisa si sono costituiti parte civile gli altri familiari e l’associazione Penelope che riunisce gli amici e i parenti delle persone scomparse. I

l rinvio a giudizio era prevedibile secondo l’avvocato Federico Febbo, che difende l’imputata insieme al collega Antonio D’Orzi: «Il rinvio a giudizio – ha detto – era in qualche maniera atteso, visto che si tratta di un procedimento indiziario».