Contadini-schiavi a tre euro l’ora, arrestati due caporali

Operazione della guardia di finanza su alcune ditte che portavano immigrati nei campi per la raccolta di olive

MONTESPERTOLI. Braccianti agricoli costretti a lavorare con turni interminabili per pochi euro l’ora, o peggio pagati a cottimo. È quanto scoperto dalla guardia di finanza di Empoli, che martedì scorso ha arrestato in flagranza due caporali. I due erano a bordo di due pulmini carichi di lavoratori appena reclutati. Sono stati fermati uno nel comune di Empoli e l’altro in quello di Montespertoli.

Si tratta di un trentanovenne originario del Pakistan, in Italia con regolare permesso di soggiorno, e di un sessantatreenne italiano, originario di Lastra a Signa e residente a Empoli. Per entrambi sono scattate le manette con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso. I braccianti venivano reclutati per lavorare alla raccolta delle olive nelle aziende agricole dell'Empolese e più in generale della provincia di Firenze. Ad essere reclutate erano persone in gravi difficoltà economiche, per lo più di nazionalità pakistana e senegalese, disposte a subire anche violenze pur di racimolare qualche soldo. Le condizioni di sfruttamento in cui lavoravano prevedevano turni infiniti in cambio di poche decine di euro al giorno. Secondo i primi accertamenti effettuati dagli investigatori, la paga era di 3,50 euro l’ora, ma a volte venivano pagati anche a cottimo: ricevevano un compenso di 30 euro ogni 100 chili di olive raccolte. I turni prevedevano undici ore di lavoro per sette giorni a settimana, orario palesemente in contrasto con quanto previsto dal contratto collettivo nazionale del settore. Ovviamente erano tutti “al nero”, senza alcuna forma di tutela contrattuale. Venivano anche intimoriti con minacce e in alcuni casi pure con percosse, perché non venisse loro in mente di denunciare alle forze dell'ordine. Sempre in base alle prime indagini condotte dalle fiamme gialle, al termine del loro turno quotidiano di undici ore i braccianti stranieri non potevano neppure riposare in un letto degno di questo nome. Venivano infatti sistemati in due casolari abbandonati nelle campagne di Lastra a Signa. Strutture fatiscenti e senza allacci a luce, a gas o acqua. Così, al freddo e senza la possibilità di lavarsi, i braccianti passavano le loro notti in giacigli di fortuna, in precarie condizioni igienico sanitarie e in condizioni di sovraffollamento. Quando i due caporali sono stati fermati avevano già fatto salire i lavoratori sui pulmini. Uno ne aveva dieci e l’altro cinque, tutti destinati a passare la giornata nei campi per pochi euro. Le indagini adesso potrebbero proseguire per fare luce su altri dettagli dello sfruttamento e anche per valutare la posizione di altre persone. Purtroppo non si tratta del primo caso di caporalato che riguarda il territorio dell’Empolese. Nel maggio del 2020 il tribunale di Firenze ha condannato in primo grado due coniugi che gestivano alcune ditte calzaturiere di Empoli, dove gli operai lavoravano 10 ore al giorno, sette giorni su sette, per 400 euro al mese, con una paga oraria di circa un euro.


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