Banche, tagliati venti sportelli

E quest’anno si registrano entro la fine dell'anno altre sette chiusure. La Cgil: «La politica intervenga» 

EMPOLI. Venti sportelli bancari persi in cinque anni nel circondario e altri sette che chiuderanno entro la fine di quest’anno. Una fuga alla spicciolata che impoverisce i territori e lascia intere comunità senza servizi essenziali. La serrata delle filiali bancarie è un processo che non sembra arrestarsi, ma che anzi continua a falcidiare presidi, specie in comuni e frazioni più lontane dai centri principali. Basti pensare che dai 97 sportelli presenti alla fine del 2015 si è passati cinque anni più tardi - a dicembre del 2020 - a 78. Ed entro la fine del 2021 se ne perderanno altri sette. La fotografia è scattata dalla Banca d’Italia, che censisce ogni anno la presenza delle filiali bancarie in ciascun comune. Gli ultimi dati disponibili si fermano al 31 dicembre 2020 e parlano, come detto, di 78 sportelli presenti, a cui ne vanno tolti altri sette che spariranno entro la fine di quest’anno. Su un territorio importante, che conta 170mila abitanti, rimarranno insomma appena una settantina di presidi bancari, 22 dei quali concentrati nel comune più grande: Empoli. E anche in questo caso va considerato che il grosso si trova nel centro, mentre nelle frazioni anche solo poter fare un bancomat è sempre più difficile. Ma tant’è. Riduzione del numero di sportelli e conseguente contrazione delle spese sono ormai diventati dei mantra per i principali gruppi bancari. E così, sotto il cappello della progressiva tendenza alla digitalizzazione delle operazioni, le chiusure si sono susseguite e continuano a verificarsi in una spirale inarrestabile. A scapito di chi abita i territori, e in particolare di chi è lontano dai centri abitati principali. È sufficiente dare uno sguardo a quanto accaduto negli ultimi mesi per rendersene conto. Le chiusure annunciate quest’anno sono sette, la maggior parte delle quali in paesi e frazioni minori. Tanto che la questione è stata affrontata direttamente dai sindaci dei comuni interessati, che si sono mossi per evitare la smobilitazione finora senza grandi risultati. Banca Intesa, ad esempio, ha presentato un piano di razionalizzazione pesante, specie in seguito all’acquisizione di Ubi. Sul territorio le filiali Intesa che chiudono quest’anno sono quattro: quelle di Vitolini e Sovigliana a Vinci, quindi quella di Capraia e Limite e quella di Empoli. Per quanto riguarda Ubi - che aveva rilevato Banca Etruria e che è stata comprata dal colosso guidato da Carlo Messina - si perdono gli sportelli di Montelupo, Sovigliana e Empoli. Infine, sul fronte Monte dei Paschi l’ultimo annuncio fatto dal gruppo indica come prossima chiusura quella di Montelupo. «Digitalizzazione, smaterializzazione delle attività e una nuova divisione del lavoro sono processi difficilmente arrestabili – attacca Daniele Quiriconi, segretario Fisac Cgil regionale – tuttavia vanno governati: vanno difesi i presidi nelle aree interne, garantiti i flussi e tutelati i lavoratori. I processi vanno governati con equilibrio da parte di imprese finanziarie che hanno ricominciato a macinare miliardi di utili e distribuire dividendi importanti e il decisore politico non può ritrarsi in una funzione meramente notarile».

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