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Morto sotto lo schiacciasassi, s’indaga su un malore. Ecco chi era l'operaio deceduto

Girasoli eun biglietto sul luogo dell’incidente di Salvatore Mezzacapo

Cerreto Guidi: la procura in attesa degli accertamenti eseguiti dagli ispettori dell’Asl che dovranno chiarire le cause dell’infortunio. Attesa l'autopsia

CERRETO GUIDI. Potrebbe essere stato un malore a provocare l’incidente sul lavoro in cui lunedì, intorno a mezzogiorno, ha perso la vita Salvatore Mezzacapo, l’operaio di 51 anni, residente a Pescia, che è finito in un fosso con uno schiacciasassi, restando poi intrappolato nel mezzo. L’uomo si trovava nei campi di Stabbia, nel cantiere di Acque per la realizzazione di un collettore fognario che poi dovrà essere collegato al “tubone” che porta al depuratore Acquarno a Santa Croce. L’ipotesi del malore sarebbe stata ipotizzata dagli investigatori in base alle circostanze in cui è avvenuto l’incidente.



Mezzacapo stata attraversando un ponticello in cemento. Lo schiacciasassi che guidava, pur essendo molto pesante, era di dimensioni limitate e per questo l’operaio, che pare procedesse a velocità adeguata, non avrebbe dovuto avere difficoltà ad attraversarlo. Per qualche motivo però il mezzo ha sterzato bruscamente, sfondando la ringhiera in ferro e finendo nel fossato sottostante. Una circostanza che si potrebbe spiegare appunto con l’eventualità di un malore, che però solo l’autopsia potrà confermare oppure smentire. L’esame autoptico, che sarà certamente eseguito, dovrebbe essere disposto in giornata dal pm titolare delle indagini, Giovanni Solinas.

Ieri il magistrato era ancora in attesa degli esiti degli accertamenti condotti dagli ispettori della Asl Toscana Centro, necessari per poter procedere con gli atti d’indagine, compreso appunto l’esame autoptico. Salvatore Mezzacapo era stato assunto dall’impresa che lavora per Acque da due mesi, da quando erano iniziati i lavori a Stabbia, in via Porto alle Macine. Nelle settimane scorse la squadra aveva lavorato in un altro tratto del collettore. Da poco si erano spostati nel punto in cui, lunedì prima di mezzogiorno, è avvenuto l’infortunio mortale. Secondo una prima ricostruzione l’operaio era solo al momento del ribaltamento del mezzo. I suoi colleghi hanno sentito forti rumori che provenivano dal piccolo ponte e sono accorsi.



Hanno cercato in tutti i modi di salvarlo. Uno di loro è sceso nel fossato, ha cercato di tenergli la testa fuori dall’acqua, di parlargli. Ma per l’operaio cinquantunenne di Pescia, non c’era più nulla da fare. I tentativi sono stati vani, come quelli dei soccorritori della Misericordia di Fucecchio e del medico che aveva allertato anche l’elisoccorso. I colleghi, molto scossi, sono rimasti sul posto per aiutare nelle operazioni di recupero e spostamento dei mezzi pesanti utilizzati sul cantiere in base alle disposizioni dei carabinieri e del pm.

Salvatore tra lavoro e famiglia con la passione per il calcetto

Il posto fisso gli aveva ridato quella tranquillità che aveva perduto lavorando come artigiano autonomo. Adesso la morte ha spazzato via tutto e la salma di Salvatore Mezzacapo, 51 anni di Pescia, è a disposizione della Procura della Repubblica di Firenze per tutti gli accertamenti sull’infortunio.

Salvatore era giunto in Toscana agli inizi degli anni Novanta dalla natia Marcianise, in provincia di Caserta. La sua è una famiglia numerosa composta da padre, madre e 5 figli (tre maschi e due femmine) che, in queste ore, stanno raggiungendo Pescia per portare il loro conforto alla vedova. A spingere Salvatore dalle nostre parti il miraggio del lavoro che, al Sud, è più difficile da trovare.

Salvatore è bravo e fortunato nello stesso tempo. Si impiega subito nel campo dell’edilizia, allora settore ancora trainante. Dopo poco conosce Donatella, l’amore della sua vita, che nel 1992 s’innamora di quel giovanotto venuto da lontano e non lo lascia più.

A Pescia si sposano nel 1998. Donatella, nel frattempo, ha lasciato un posto di commessa in un negozio di abbigliamento per dedicarsi totalmente al suo matrimonio. Il pranzo di nozze vanno a farlo al ristorante La Pieve, a Castelvecchio, nella Svizzera pesciatina. «E’ passato molto tempo ma ancora ricordiamo i loro sguardi rapiti - dicono i gestori del ristorante - tipici di una coppia davvero innamorata. Molte volte poi, nel corso degli anni, ci siamo incontrati di nuovo in città. Erano sempre insieme e sempre cordiali».

La coppia vive per molti anni nei pressi del palasport. Lui, nel frattempo, si mette in proprio. Diventa titolare di una ditta edile. Purtroppo il boom dell’edilizia si è arenato nel bagnasciuga di inizio Millennio, e Salvatore cerca comunque di andare avanti con la propria attività. Non avendo figli, i due si gustano la vita con una libertà maggiore. Gli amici della coppia ricordano le varie gite fatte insieme a Venezia, a Gardaland, a Mirabilandia. I due erano una compagnia piacevole per tutti.

Salvatore era anche un grande sportivo. Mai avrebbe rinunciato alle partite di calcetto con gli amici di sempre.

Intanto il lavoro come impresario edile non lo soddisfa più. Chiude la propria attività senza rimorsi, ma con la paura, alla soglia dei 50 anni, di non poter trovare un’altra opportunità lavorativa. Nel frattempo, dopo una delle tante escursioni in collina, lui e Donatella si innamorano di una bella casa ristrutturata a Pietrabuona, in via del Teatro. E in questo nuovo contesto si trasferiscono.

Due mesi la soddisfazione per il nuovo lavoro nel suo settore. Poi lunedì mattina la tragedia a Cerreto Guidi.

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