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Vibac, 18 i lavoratori licenziati. Vertenza chiusa con 76 reintegrati

Una manifestazione alla Vibac dell’anno scorso

VINCI. Si chiude con diciotto lavoratori licenziati - e 40 esuberi complessivi - la lunga vertenza legata alla Vibac di Vinci. La multinazionale leader nel settore dei nastri adesivi e dei film per l’imballaggio all’inizio del 2020 aveva annunciato la chiusura dello stabilimento di Mercatale e il licenziamento in tronco di tutti i 116 i lavoratori, oltre al mancato rinnovo di quattro dipendenti a tempo determinato

. Dopo un lungo percorso fatto di lotte e picchetti, di trattative e accordi, si è arrivati ieri alla scadenza del periodo di cassa integrazione straordinaria per crisi, che era stata inizialmente aperta per 79 persone. La maggior parte di esse aveva già deciso di uscire volontariamente, mentre per 18 sono arrivate le lettere di licenziamento: di queste sedici sono state accettate, dietro il pagamento di un indennità. Mentre due lavoratori hanno rifiutato la procedura e hanno chiesto il reintegro. Bisogna riavvolgere il nastro ai primi mesi del 2020 per ripercorrere la vertenza. Ancora la pandemia era uno spettro lontano e a Vinci arrivava la notizia della chiusura di uno dei principali poli, con una conseguente procedura di licenziamento. La risposta degli operai fu un picchetto serrato di fronte ai cancelli della fabbrica, che andò avanti per settimane.

All’inizio l’azienda si mostrò indisponibile ad ogni ipotesi. Poi dopo mesi di tentativi, a metà aprile dell’anno scorso si arrivò ad un accordo sottoscritto dalla Rsu aziendale, ma non firmato dai sindacati. Lo stabilimento avrebbe riaperto, impiegando all’inizio una ventina di lavoratori e reintegrandone con il passare dei mesi altri 20/25. Gli altri 79 finivano in cassa integrazione straordinaria per crisi, integrata dalla cassa Covid. «Fin dall’inizio avevamo creduto e continuato a ripetere che lo stabilimento Vibac di Vinci fosse strategico – afferma Giuseppe Dentato, che ha seguito la vertenza per la Filctem Cgil – e non potemmo accettare un accordo che prevedeva la trasformazione della fabbrica in un polo marginale, attivo solo nel sostegno agli altri stabilimenti del gruppo. Così dopo la chiusura dell’accordo abbiamo proseguito nella discussione, tornando a chiedere la riattivazione delle linee. Cosa che è stata fatta nel settembre del 2020, con ottimi segnali. In questo modo siamo passati dalle circa 45 riassunzioni stabilite dall’accordo a 76, grazie alla riattivazione della produzione». Mentre per gli altri quaranta è iniziato un percorso diverso. «Abbiamo cercato di sostenere individualmente questi lavoratori – prosegue Dentato – per una decina di loro è stato possibile aprire un canale per il prepensionamento, mentre un’altra quindicina si è ricollocata in altre aziende. A quel punto sono rimasti 18 lavoratori, che sono giunti quasi alla fine della procedura e nei giorni scorsi hanno ricevuto la lettera di licenziamento. Grazie al lavoro di tutti 4 sono riusciti ad avere uno scivolo per la pensione, mentre 6 hanno trovato un nuovo posto. Altri sei hanno accettato l’esubero in attesa di occupazione, mentre per due abbiamo fatto richiesta di reintegro e li supporteremo se l’azienda non risponderà a questa richiesta. Il risultato della vertenza non può soddisfarci completamente, ma allo stesso tempo abbiamo ottenuto un risultato importante trovando una soluzione per quasi tutti i lavoratori coinvolti, salvaguardando quasi due terzi dei posti di lavoro».


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