Ponte senza limiti ai camion, lo chiedono a Marcignana

Dopo la chiusura per due settimane, richieste e timori dei residenti e dei commercianti. Preoccupazione anche per le code

EMPOLI. «Speriamo che questa sia la volta buona. E che soprattutto sia l’ultima». Lo ripetono come un mantra i residenti di Marcignana e di Bassa, le due frazioni collegate dal ponte sull’Arno che da tre anni ormai è interessato da lavori di consolidamento. Lavori che dal 2019 hanno prodotto una viabilità a singhiozzo, tra traffico a senso alternato e periodi di vera e propria chiusura. Come quello iniziato ieri e in programma fino al 20 ottobre. Con il rischio di disagi per la circolazione nelle ore di punta. Ieri, infatti, era il primo giorno di quello che tutti assicurano essere l’ultimo blocco totale al transito prima della riapertura su due corsie. «Arrivati a questo punto non ci preoccupano troppo questi quindici giorni di chiusura – spiega Rosy Araneo, titolare del bar “Il Ponte” di Marcignana – seppure gli ultimi tre anni, tra il cantiere sul ponte che ha di fatto isolato la nostra frazione per lunghi periodi e la pandemia, siano stati tremendi. Tuttavia adesso iniziamo a vedere la fine di questo travaglio. La perplessità che rimane riguarda l’organizzazione della viabilità: da qui, infatti, non potranno più passare i mezzi pesanti, ma dovranno essere prese contromisure intelligenti. Mi auguro, infatti, che l’ipotesi di installare delle sbarre ad un altezza di 2,7 metri (come ad esempio avvenuto in maniera provvisoria dall’altra parte del ponte, all’imbocco di Bassa, ndr) per impedire il transito ai tir venga scartata, perché rappresenterebbe un problema notevole anche per il trasporto non pesante e rischierebbe di provocare un danno a lunga durata per tutti gli esercizi della zona».

Gli occhi di tutti, insomma, sono puntati sul futuro. Cioè su cosa succederà dalla metà di ottobre in poi, quando - come rassicura la stessa Città Metropolitana - la viabilità tornerà normale in entrambi i sensi di marcia. Un pensiero inevitabile, dopo il calvario iniziato alla fine del 2018 con i primi controlli tecnici che svelarono la fragilità dell’infrastruttura. Il ponte Morandi di Genova era da poco crollato e le verifiche si susseguivano su tutte le opere più risalenti. Poche settimane più tardi, a gennaio 2019, veniva disposta la prima chiusura e da allora il traffico non è più tornato regolare. Al primo intervento preliminare di messa in sicurezza, ne seguì uno di consolidamento della spalla sulla riva sinistra del ponte. Poi la riapertura a senso alternato. Per tornare presto alla chiusura per permettere di realizzare la seconda fase dei lavori, che prevedevano lo spostamento dei servizi di rete presenti sul ponte, il consolidamento di alcune travi e il completamento degli impianti. Quindi una nuova chiusura per terminare il tratto di pista ciclabile che passa sotto. Poi la riapertura parziale, fino ad arrivare a ora in cui dalla confusione si è usciti con la decisione di chiudere fino al 20 per ultimare definitivamente l’opera. «Adesso attendiamo a gloria che il ponte riapra – afferma Simona Cappelli del forno “David e Simona” – la fine del tunnel è vicina e guardiamo solo a quella».