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La squadra degli ipovedenti rischia la fine: pochi giocatori per il calcio a cinque

La squadra del Limite e Capraia

Appello dalla formazione dell'Empolese Valdelsa: «Entro il 30 di settembre ne dobbiamo trovare almeno tre, anche vedenti come portieri»  

LIMITE E CAPRAIA. Devono trovare altri giocatori per la loro squadra di calcio a cinque. Sono della squadra degli ipovedenti del Limite e Capraia , allenati da Sirio Belluomini. Cercano non sono solo ipovedenti come loro, ma anche vedenti, che possono far parte dello staff e giocare come portieri.

«Se entro il 30 settembre non troveremo altri tre o quattro giocatori, non potremmo iscriverci al campionato» dice Belluomini. L’appello è stato lanciato anche sui social, e i ragazzi adesso aspettano che qualcuno si renda disponibile per giocare con loro, altrimenti dovranno mollare: ma loro sono l’unica realtà di questo genere in Toscana. «Molti ragazzi riescono a giocare fino a 20-25 anni, ma l’ipovisione è frutto di una malattia degenerativa, che durante la scuola non inficia le attività, poi si presenta tutta insieme e ti schiaccia. Chi ha giocato anche a alti livelli si trova smettere perché non sa più come fare – dice l’allenatore - e non sa che esistono realtà come la nostra. Essere ipovedenti vuol dire avere un campo visivo molto limitato e 1/10 di vista. Qualcuno giocava anche ad alti livelli e noi siamo una squadra di calcio che comunque gioca a un livello di C2».

Belluomini ormai pratica il calcio a 5 da 20 anni, prima come giocatore e dal 2008 come allenatore. Dal 2013 al 2017 ha allenato la nazionale italiana. Il campionato Fispic a cui la squadra si vorrebbe iscrivere, fa parte del comitato paralimpico, ma oltre alle partite di campionato c’è anche la coppa Italia, quindi hanno bisogno di più giocatori in rosa. «Ho scelto il Limite calcio perché hanno un’anima molto sociale, ci hanno accolto come squadra di calcio a 5 e abbiamo creato un gruppo anche giovane. In questi anni abbiamo fatto tre campionati piazzandoci due volte secondi e uno terzi, ma ora il nostro numero è diminuito – spiega Belluomini – siamo sei ipovedenti e tre portieri vedenti, ma dobbiamo arrivare almeno a 15 giocatori tra campionato e Coppa Italia altrimenti non ce la facciamo». Anche Sirio è ipovedente: è nato nel 1972, prematuro, e dopo un periodo in incubatrice si accorsero dei danni che avrebbe avuto alla vista.

«A quei tempi non sapevano che danni avrei avuto stando così tanto in incubatrice. Io ho la retina come bruciata sull’occhio destro e 1/10 di vista all’occhio sinistro. Però ho fatto tutte le scuole normalmente, poi la situazione è cambiata. A 15 /16 anni non parlavo dell’ipovisione, avevo paura anche a dirlo ai miei amici, non accettavo la situazione – racconta – Lo sport mi ha aperto gli occhi, mi ha aperto agli altri, mi ha fatto scattare qualcosa: ho capito che potevo avere comunque le mie soddisfazioni. Ho trovato un lato positivo: dare l’esempio che l’ipovisione non è un problema. Adesso non mi nascondo, anzi, cerco di trovare i ragazzi per giocare con noi a calcio».

La squadra di calcio a 5 degli ipovedenti di Limite ha accettato in questi anni ragazzi provenienti da tutta la Toscana, ci sono stati anche diversi studenti di Firenze e fuori sede universitari che poi hanno trovato lavoro e sono rimasti in zona. Tante storie intrecciate, come quella di Alexsandru Cursureanu, 32 anni, tesserato da due nella squadra degli ipovedenti, trasferitosi in Italia dalla Romania, che dopo 10 anni aveva deciso di tornare nel paese di origine. All’inizio tra lui e Sirio non c’erano grandi rapporti, ma una volta tornato in Romania, Alex si è rivolto proprio all’allenatore per avere aiuto. «Mi chiamò e mi raccontò che in Romania non c’era niente per gli ipovedenti e che doveva restare sempre a casa. L’ho aiutato a entrare al corso per centralinisti a Bologna, e proprio in questi giorni inizia a lavorare all’Asl di Lucca. Se non ci fosse stata la squadra di calcio, non ci saremmo mai conosciuti, non avrei potuto aiutarlo, e lui non sarebbe mai tornato».

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