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All’asta gli immobili di due ex aziende, il valore sfiora gli otto milioni di euro

Il presidio alla cartotecnica nel 2017 e accanto quello nel 2011 alla fornace Rasseno nel territorio di Montespertoli

Sono quelli della ex cartotecnica Maestrelli di Sovigliana e dell’ex Rasseno di Baccaiano, che produceva cotto

EMPOLI. Erano due fiori all’occhiello del tessuto produttivo del territorio, ma adesso finiscono all’asta dopo essere fallite.

Si tratta della ex Rasseno di Montespertoli e della ex cartotecnica Maestrelli di Sovigliana, Vinci. Due storie importanti per il circondario, due motori di sviluppo che negli anni hanno dato lavoro nel complesso a centinaia di lavoratori. Ma allo stesso tempo due esempi di una crisi - quella scoppiata nel 2008 - che ha colpito duro nell’Empolese Valdelsa e che ha fatto sparire nel corso degli anni anche presidi industriali di rilievo. La Rasseno (Arte del Cotto e Industrie) prima e la Maestrelli poi. L’epilogo per entrambe è un’asta fallimentare milionaria che interessa i due stabilimenti: 4,7 milioni di euro per la prima e 2,8 milioni di euro per la seconda. Un epilogo drammatico ad un travaglio cominciato in tutti e due i casi con la riduzione dei posti di lavoro e proseguito attraverso un’agonia fatta di ulteriori tagli al personale, vertenze, scioperi e picchetti. Fino ad arrivare al blocco della produzione, alla chiusura e al fallimento. La Rasseno aveva iniziato la propria attività nel comune di Montespertoli negli anni ’40 e si era via via affermata come un’importante polo produttivo per tutta l’area. In particolare tra gli anni ’80 e ’90 l’azienda aveva intrapreso un’ulteriore fase di crescita, arrivando ad occupare quasi duecento lavoratori. Qualcuno l’aveva anche ribattezzata “la Fiat di Montespertoli”, tanto era importante dal punto di vista occupazione. Nel primo decennio degli anni Duemila si era assistito ad una prima fase di crisi. Nel novembre del 2008, poi, la produzione si era fermata, a causa della profonda crisi dell’edilizia, e i lavoratori messi tutti in cassa integrazione. Da allora una ripresa vera e propria non c’era mai stata e tra esuberi e licenziamenti - e conseguenti mobilitazioni sindacali - si era arrivati all’estate del 2011, quando la proprietà annunciava con un fax la cessazione dell’attività e la messa in mobilità di tutti e 36 i lavoratori rimasti.


Una sorte simile è toccata anche all’altra azienda cessata, di cui nei prossimi mesi verrà battuto all’asta lo stabilimento: l’ex cartotecnica Maestrelli di Sovigliana. Azienda storica dell’Empolese, si era ritagliata un ruolo da leader nel settore del packaging e della produzione di astucci ed espositori in cartone con decine e decine di dipendenti. Per la creatura della famiglia Maestrelli la crisi aveva iniziato ad insinuarsi nel secondo decennio degli anni Duemila: sindacati e lavoratori avevano a più riprese denunciato una gestione lacunosa e nel 2015 i problemi di liquidità accumulati dall’impresa avevano portato alla presentazione di un primo piano di ristrutturazione. Una quindicina di operai a casa, ma l’impegno da parte dell’azienda a investire e rilanciare l’attività. Un impegno mantenuto solo in parte, dal momento che appena un anno e mezzo più tardi - nella primavera del 2017 - le difficoltà erano di nuovo emerse con forza. Questa volta senza alcuna prospettiva: la proprietà, infatti, aveva scelto di portare i libri contabili in tribunale e di aprire una procedura di licenziamento collettivo per i 33 lavoratori. La lotta di questi ultimi, che li aveva portati a presidiare per settimane ininterrottamente la loro fabbrica, e il tentativo di rilevare l’attività attraverso la costituzione di una cooperativa non avevano però dato esito e alla fine di giugno dello stesso anno era stato dichiarato fallimento.

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