Condannato cinquantenne per minacce ai vertici dei Bagni di Casciana

CASCIANA TERME. Una condanna e un’assoluzione per la storia delle minacce ai vertici della società Bagni di Casciana.

Una vicenda che per lungo tempo aveva creato apprensione ai manager del centro termale finito al centro di una sorta di persecuzione tra finte inchieste e tentativi di pressione nella gestione del personale.


Il giudice Beatrice Dani ha condannato a due anni e otto mesi Salvatore Bracco, 50 anni, originario della provincia di Palermo, domiciliato tra Empoli e Capraia e Limite, per i reati di tentata violenza privata e sostituzione di persona. Assoluzione per l’ex compagna, Alessia Pinucci, 51 anni, di Vicopisano, dipendente dei Bagni di Casciana, difesa dall’avvocato Anna Rita Musuraca, accusata di sostituzione di persona.

Le contestavano di aver creato un falso profilo Facebook a nome della direttrice delle Terme per criticare in modo anche pesante l’allora assessora regionale al termalismo Cristina Scaletti.

Post che erano stati scritti a nome della dirigente termale che in quel modo si era ritrovata incolpevole accusatrice della sua referente regionale.

Un’accusa che in aula non ha raggiunto significativi elementi di certezza della prova.

Nelle numerose incursioni sgradevoli nelle vite dell’amministratore dei Bagni di Casciana, Eduardo Falzone di Cascina e del direttore generale della società, Arabella Ventura di Pisa, Bracco una volta si era spacciato per un maresciallo della Guardia di finanza. Poi per un funzionario della Regione.

In un’altra occasione addirittura per il senatore Davide Faraone (ex Pd ora Italia Viva). Sempre nomi e ruoli inventati, secondo l’accusa, per tenere sulla corda i vertici dei Bagni di Casciana e minacciare indagini campate in aria sulla società. Motivo?

Le lamentele dell’allora compagna, dipendente delle Terme, che spesso confidava all’uomo un malessere peraltro mai formalizzato in azienda.

Il giudice ha fissato anche una provvisionale di cinquemila euro a carico di Bracco per le parti civili, oltre a Falzone (che era assistito dall’avvocato Valentina Levantesi) e Ventura (avvocato Paolo Braccini) i Bagni di Casciana Srl (avvocato Francesco Esposito Ziello).

La dottoressa Ventura nel corso del dibattimento ha ritirato la costituzione di parte civile contro Pinucci, rimasta a lavorare in azienda e che nell’ultima udienza aveva sottolineato di essere una sorta di “vittima” delle azioni dell’ex, peraltro conosciuto e frequentato con un nome diverso da quello che poi ha scoperto al momento del rinvio a giudizio.

Salvatore Bracco avrebbe iniziato a chiamare in azienda per screditare il direttore generale.

All’amministratore Eduardo Falzone diceva, quando si presentava come sottufficiale della finanza, che «avrebbe dovuto mandare via la dottoressa Arabella Ventura altrimenti sarebbe partita un’indagine sulle Terme che stava tenendo ferma».

A Salvatore Bracco è stata riconosciuta poi anche la diffamazione per i falsi profili Facebook che erano stati creati ad arte per spargere veleni contro le Terme e anche il suo direttore. —

Pietro Barghigiani

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