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Il ritorno a scuola è un rebus: la situazione nell'Empolese

Problemi per garantire lezioni in presenza. E al Fermi quasi 200 i bocciati

EMPOLI. Turni scaglionati, distanziamento in aula, mascherine, vaccini e le scorie ammassate dell’ultimo anno e mezzo. La scuola, terminato uno dei più difficili anni scolastici di sempre, si rimette in moto per la ripartenza di settembre con più incognite che mai.

In molti istituti del circondario sono già partiti i lavori per ampliare gli spazi - già carenti in epoca pre-Covid - e dare la possibilità a tutti di seguire le lezioni in presenza e non con la Dad (Didattica a distanza). Perché la didattica a singhiozzo e a distanza ha già prodotto effetti disastrosi con bocciature record in alcune scuole, come ad esempio al Fermi-Da Vinci dove dovranno ripetere l’anno in 175 con un altissimo rischio di dispersione scolastica. «Ci stanno lasciando ancora una volta soli a gestire questa fase – attacca infuriato Gaetano Flaviano, dirigente proprio del Fermi-Da Vinci di Empoli – stiamo scontando 18 mesi di inefficienze e ancora governo e ministero non stanno facendo niente: sono da bocciare sonoramente. Quello che viene sarà il terzo anno in tempo di Covid e ancora si parla di didattica a distanza, con gli spazi che sono rimasti gli stessi. Noi siamo costretti adesso a fare lavori per ampliare le aule e garantire il distanziamento, sempre che a settembre vengano confermate le stesse disposizioni dello scorso anno. Ci dobbiamo inventare di testa nostra sistemi per tamponare un’emergenza senza fine: nei nostri istituti installeremo un sistema di sanificazione dell’aria per migliorare la sicurezza».

Una frustrazione figlia di continui cambi di rotta, disorganizzazione e scarsa programmazione. «Pensate che i bocciati dell’ultimo anno sono stati 175 – afferma con amarezza il dirigente – perché gli studenti e le famiglie in primis sono stati lasciati da soli: chi non aveva i mezzi, le risorse o semplicemente gli stimoli è rimasto indietro e adesso il pericolo di perdere questi ragazzi è altissimo. Ma anche chi tornerà a scuola lo farà in una situazione disastrosa». Sì, perché proprio grazie al lavoro e all’impegno di dirigenti, insegnanti e personale scolastico nell’ultimo anno e mezzo si è riusciti ad adeguare gli edifici e permettere la presenza pur con numeri in aumento.

Come al Pontormo, dove il prossimo anno gli studenti sfonderanno quota 1.500 con un aumento di quasi cento unità. «Ancora non abbiamo ricevuto indicazioni né dal ministero, né dalla Città metropolitana – spiega la dirigente scolastica Filomena Palmesano – c’è bisogno di raccordarci per organizzare al meglio il prossimo anno scolastico. Noi avremo tre classi in più rispetto all’anno appena terminato: una al liceo scientifico, una al liceo delle scienze umane e una all’economico-sociale. Per questo stiamo cercando di ampliare gli spazi e ricavarne dei nuovi. Al momento ci stiamo muovendo presupponendo che resteranno valide le stesse regole dello scorso anno, ma c’è bisogno di indicazioni chiare che non cambino in base agli umori del momento, come accaduto nell’ultimo anno e mezzo». La mancanza di linee guida è anche il principale problema sottolineato al liceo Virgilio, dove la dirigenze Barbara Zari ha convocato una riunione dello staff di presidenza martedì prossimo per fare un punto della situazione. «Al momento nessuna novità – dicono dalla scuola – speriamo che entro la fine di agosto ci sia un quadro preciso da comunicare a studenti e famiglie».

Anche perché la possibilità che qualcuno a settembre sia costretto a tornare alla didattica a distanza esiste. Proprio la ex dirigente del Ferraris Brunelleschi, Daniela Mancini che proprio alla fine dello scorso anno scolastico è andata in pensione, nei giorni scorsi aveva rilanciato questa preoccupazione. «Lasciare i ragazzi in questa situazione, con il rischio di non poter garantire a tutti la presenza – aveva detto – è il mio più grande rimorso». —

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